Asta Btp, collocati 2,5 miliardi del quinquennale e 4 del decennale al 4,10%

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Ministero dell'economia e delle finanze ha fatto registrare una solida partecipazione degli investitori nell'asta di venerdì 28 agosto 2026, riuscendo a piazzare interamente l'offerta massima prevista per entrambe le scadenze in programma. La nona tranche del Btp con scadenza 1° giugno 2031, caratterizzato da una cedola annua lorda del 3,15%, è stata infatti collocata per un ammontare pari a 2,5 miliardi di euro, valore che corrisponde al limite superiore della forchetta inizialmente comunicata dal Tesoro, fissata tra 2,25 e 2,5 miliardi.

Parallelamente, il MEF ha collocato la prima tranche del nuovo Btp decennale con scadenza 1° ottobre 2036, identificato dal codice ISIN IT0005729931 e con una cedola annua lorda del 4%, per un controvalore complessivo di 4 miliardi di euro, anch'esso pari al massimo dell'intervallo compreso tra 3,5 e 4 miliardi di euro che era stato indicato in precedenza.

La domanda complessiva per il titolo decennale ha raggiunto i 6,483 miliardi di euro, determinando un rapporto di copertura di 1,62 volte, mentre per il quinquennale le richieste hanno superato l'offerta con un cover ratio di 1,72, a dimostrazione di un interesse che resta vivo nonostante il contesto di tassi in risalita.

Il costo del debito torna a salire

Proprio sul fronte dei rendimenti, l'operazione del 28 agosto ha evidenziato un rincaro significativo del costo della raccolta per lo Stato italiano, con il Btp a cinque anni che è stato aggiudicato a un tasso lordo del 3,44%, in rialzo rispetto alle emissioni precedenti.

Ancora più marcato l'incremento sul decennale, il cui rendimento lordo si è attestato al 4,10%, registrando una variazione positiva di dieci punti base rispetto all'asta del 30 luglio 2026 e toccando così i livelli più elevati dall'autunno del 2023, quando i timori sull'andamento del debito sovrano avevano spinto i rendimenti verso l'alto.

Il prezzo di aggiudicazione del titolo decennale è stato fissato a 99,56, con un importo in circolazione che sale ora a 4 miliardi di euro per questa specifica tranche, mentre il Tesoro continua a monitorare con attenzione l'andamento dei mercati obbligazionari.

In una fase caratterizzata dalla risalita generale dei rendimenti, che riporta sotto la lente d'ingrandimento il costo complessivo del finanziamento del debito pubblico, la capacità di attrarre domanda per importi superiori all'offerta rappresenta comunque un segnale di fiducia da parte degli operatori, sebbene le condizioni economiche impongano ormai un premio più elevato per gli investitori.

La strategia del Tesoro tra offerta e domanda

L'esito dell'asta conferma la strategia del MEF di testare il mercato con importi massimi, sfruttando una finestra di liquidità che, nonostante le turbolenze dei mercati internazionali e le aspettative sulle prossime mosse delle banche centrali, continua a garantire un assorbimento regolare dei titoli di Stato italiani.

Il collocamento integrale della forchetta massima, sia per la scadenza quinquennale che per quella decennale, suggerisce che il comparto obbligazionario resta un canale privilegiato per gli investitori istituzionali, i quali però richiedono ora un rendimento più generoso per compensare l'aumento del costo del denaro e le incertezze sul fronte dell'inflazione.

Per quanto riguarda il Btp a cinque anni, la cedola del 3,15% e il rendimento effettivo del 3,44% rappresentano un valore che si colloca in linea con le attese degli analisti, i quali avevano previsto un aggiustamento al rialzo dopo il periodo di tassi storicamente bassi. Il rapporto di copertura di 1,72, superiore a quello registrato sul decennale, indica una predilezione per le scadenze più brevi in un momento di incertezza, anche se l'importo complessivo di 2,5 miliardi collocato sul quinquennale risulta inferiore rispetto alla raccolta ottenuta con il titolo a più lunga scadenza.

I numeri dell'asta e il posizionamento dei titoli

L'importo richiesto per il decennale, pari a 6,483 miliardi di euro, ha ampiamente superato i 4 miliardi offerti, con un prezzo di aggiudicazione di 99,56 che riflette un lieve scostamento rispetto alla pari, mentre il rendimento del 4,10% segna un punto di riferimento importante per le prossime emissioni del Tesoro.

Gli esiti di questa asta, che ha visto il MEF collocare complessivamente 6,5 miliardi di euro tra le due scadenze, forniscono indicazioni preziose sulla propensione al rischio degli operatori e sulla percezione del rischio paese, in un contesto europeo dove i differenziali di rendimento tra i vari Stati membri restano sotto stretta osservazione.

L'operazione del 28 agosto rappresenta quindi un banco di prova superato dal Tesoro, il quale ha saputo gestire l'offerta soddisfacendo la domanda senza dover ridurre i volumi, ma al prezzo di riconoscere agli acquirenti un tasso che, sul decennale, non si vedeva da quasi tre anni. Con l'importo in circolazione del Btp ottobre 2036 che si attesta ora su 4 miliardi di euro, il mercato attenderà ora i prossimi interventi del MEF per verificare se questa tendenza al rialzo dei rendimenti proseguirà, influenzando le scelte di finanziamento del debito pubblico italiano nei prossimi mesi.

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