Safe, il fondo Ue per la difesa: l'Italia prenota 14,9 miliardi
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Redazione Interno
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Il Security Action for Europe, meglio noto come Safe, rappresenta il primo pilastro del piano ReArm Europe, un ambizioso programma annunciato dalla Commissione europea nel marzo del 2025 con l'obiettivo di rafforzare la capacità industriale e militare del continente entro il 2030.
Si tratta di uno strumento finanziario che l'Unione Europea ha pensato per mettere a disposizione degli Stati membri fino a 150 miliardi di euro sotto forma di prestiti agevolati, con l'obiettivo dichiarato di incentivare gli investimenti nel settore della difesa e, in particolare, gli appalti comuni tra i Paesi aderenti.
L'Italia, dopo le pressioni ricevute dagli alleati Nato per adeguare la propria spesa militare, ha ufficialmente prenotato una cifra complessiva di 14,9 miliardi di euro, sebbene le modalità e i tempi per l'effettivo utilizzo di queste risorse restino oggetto di un dibattito tecnico e politico che si protrarrà almeno fino a fine anno.
Come funziona lo strumento europeo
La struttura del Safe, come spiegato dalla Commissione europea, prevede che i prestiti concessi ai vari Paesi, beneficiando dell'elevato rating creditizio dell'Unione, godano di condizioni particolarmente vantaggiose rispetto a quelle che i singoli Stati potrebbero ottenere sui mercati finanziari. A rendere l'operazione particolarmente attrattiva sono i termini del rimborso, che includono un periodo di grazia di dieci anni per il pagamento del capitale e una durata massima del prestito che può estendersi fino a 45 anni.
Un paletto fondamentale, però, è stato imposto da Bruxelles per evitare che i fondi vengano utilizzati per acquisti che non contribuiscano effettivamente all'autonomia strategica europea: le risorse del Safe devono essere impiegate per l'acquisto di prodotti e servizi da fornitori con sede all'interno dell'Unione, con un focus su sette aree prioritarie che includono la difesa aerea e missilistica, i sistemi di artiglieria, i droni e i sistemi anti-drone, fino ad arrivare alla cybersecurity, all'intelligenza artificiale e alla mobilità militare.
La prenotazione italiana: una scelta tecnica
L'Italia, formalizzando la sua intenzione di accedere al fondo, ha scelto di prenotare la cifra massima di 14,9 miliardi di euro, una somma che, sebbene ingente, appare comunque più contenuta rispetto alle richieste di altri partner europei come la Danimarca, che ha chiesto 46,8 miliardi, o la Polonia, che ne ha richiesti 43,7.
La decisione, annunciata ufficialmente durante un'audizione congiunta delle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, è stata immediatamente inquadrata come un'operazione di natura prevalentemente tecnica più che politica. "Sul Safe noi abbiamo prenotato 14,9 miliardi, quanti ne useremo lo decideremo a fine anno, probabilmente saranno di meno", ha precisato Tajani, chiarendo che quella cifra rappresenta il tetto massimo di un fabbisogno potenziale e non l'importo che verrà effettivamente speso.
Le parole di Crosetto e i programmi di spesa
A rafforzare l'idea di una scelta dettata dalla convenienza finanziaria, le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha sottolineato come il Safe rappresenti "un'alternativa ai BOT e ai CCT". In sostanza, il governo valuterà nei prossimi mesi se finanziare alcuni capitoli di spesa già previsti nel bilancio della Difesa attraverso il prestito europeo, oppure se continuare a ricorrere alle tradizionali emissioni di titoli di Stato, optando per la soluzione che risulterà più vantaggiosa.
L'importo che verrà effettivamente utilizzato, pertanto, potrebbe aggirarsi, come ipotizzato dallo stesso Crosetto, tra i cinque e gli otto miliardi di euro, una cifra che verrà definita sulla base dei programmi di investimento già pianificati dal ministero della Difesa.
Le priorità di investimento per l'Italia
Tra le priorità di spesa individuate per l'Italia, spicca la necessità di aggiornare e potenziare i sistemi di difesa aerea, un'urgenza che si è fatta sempre più pressante alla luce del conflitto in Ucraina e dell'evoluzione delle minacce, in particolare per quanto riguarda l'utilizzo dei droni. "Per l'Italia occorre uno scudo anti-droni e missili intercettori per mettere in sicurezza i nostri cieli", ha spiegato Crosetto, delineando così le linee guida lungo le quali si muoverà la pianificazione della spesa.
L'utilizzo del Safe, in questo contesto, si inserisce in un quadro di progressivo ma necessario adeguamento della spesa militare italiana, che ha suscitato qualche perplessità a Bruxelles per l'approccio adottato a febbraio nel raggiungimento della soglia del 2% del PIL richiesta dalla Nato.
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