Safe, i prestiti Ue per la difesa: l’Italia ne ha prenotati 14,9 miliardi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si chiama Safe, acronimo che sta per Security Action for Europe, ed è il nuovo strumento finanziario con cui l’Unione europea intende sostenere gli investimenti militari degli Stati membri, nel quadro più ampio della strategia "Prontezza 2030", ex ReArm Europe. Si tratta, nel dettaglio, di prestiti agevolati per un totale di 150 miliardi di euro, una cifra che i singoli Paesi possono utilizzare per colmare le lacune critiche nelle proprie capacità di difesa, in un contesto internazionale segnato da tensioni crescenti e da rinnovati impegni assunti in sede Nato.

Il programma è stato formalmente adottato dal Consiglio dell'Ue il 27 maggio 2025 e, a distanza di poco più di un anno, l'Italia ha già mosso i primi passi per accedervi, con una richiesta che ammonta a 14,9 miliardi di euro.

L’annuncio di Tajani e i dettagli della richiesta italiana

La notizia della prenotazione italiana è stata resa nota dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, nel corso di un'audizione presso la commissione del Senato sugli esiti del summit Nato di Ankara, tenutasi martedì 28 luglio.

Nel suo intervento, il titolare della Farnesina ha spiegato che l'Italia ha scelto di avvalersi dello strumento Safe, richiedendo formalmente un intervento da 14,9 miliardi di euro, una somma che, come ha precisato lo stesso ministro, dovrebbe essere utilizzata entro la fine dell'anno, con un piano di investimenti dettagliato che verrà poi illustrato dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, per l'anno successivo.

In sostanza, la richiesta italiana rappresenta circa un decimo dell'intero plafond messo a disposizione da Bruxelles, una fetta significativa che testimonia l'interesse del governo a rafforzare il comparto militare nazionale.

Cos’è Safe e come si inserisce nel piano "Prontezza 2030"

Il programma Safe, concepito come il primo pilastro del piano ReArm Europe, successivamente ribattezzato "Prontezza 2030" dalla Commissione guidata da Ursula von der Leyen, risponde all'esigenza di accelerare gli investimenti in nuovi sistemi di difesa, riducendo le dipendenze esterne e aumentando l'autonomia strategica del continente, come ha spiegato la stessa Commissione.

In concreto, i prestiti, che hanno condizioni di tasso favorevoli rispetto a quelle di mercato, possono essere utilizzati per l'acquisto congiunto di equipaggiamenti, per lo sviluppo di capacità militari condivise o per colmare carenze specifiche, come la mobilità militare o la protezione delle infrastrutture critiche. Ogni Paese, sulla base del proprio fabbisogno, può richiedere una quota dei 150 miliardi, che non costituiscono un trasferimento a fondo perduto, ma un finanziamento che gli Stati dovranno restituire secondo piani di rimborso predefiniti.

La strategia italiana e le prospettive del settore difesa

La scelta dell'Italia di prenotare 14,9 miliardi di euro rientra in una logica di potenziamento della spesa militare, che già negli ultimi anni aveva registrato un incremento, in linea con gli impegni presi in sede Nato di destinare almeno il 2 per cento del Pil alla difesa. Il fatto che il ministro Tajani abbia annunciato la richiesta in audizione parlamentare suggerisce che il governo intenda condividere con le Camere le linee guida di questa operazione, la cui attuazione pratica sarà affidata alle strutture tecniche del ministero della Difesa.

La somma richiesta, sebbene rappresenti una cifra ragguardevole, dovrà ora essere impiegata in progetti concreti, che verranno definiti nei prossimi mesi. Tra le aree di intervento potenzialmente interessate, si ipotizza un rafforzamento delle capacità navali e aeree, settori in cui l'Italia vanta da tempo una tradizione industriale di rilievo, con aziende come Fincantieri e Leonardo che potrebbero giocare un ruolo da protagoniste nella realizzazione delle commesse finanziate con i prestiti europei.

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