L’Italia aderisce al fondo Ue per la difesa: prestiti fino a 150 miliardi con il programma Safe
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Redazione Esteri
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L’Italia ha ufficialmente presentato la propria adesione al fondo “Safe” (Security Action for Europe), lo strumento finanziario con cui l’Unione Europea intende sostenere il potenziamento militare degli Stati membri, mobilitando risorse fino a 150 miliardi di euro. La decisione, arrivata a ridosso della scadenza per la manifestazione di interesse, conferma il cambio di rotta del governo dopo settimane di esitazioni, legate sia a ragioni politiche che tecniche.
Tra i 18 Paesi che hanno richiesto l’accesso ai prestiti – Belgio, Bulgaria, Cechia, Estonia, Grecia, Spagna, Francia, Croazia, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Finlandia – l’Italia rappresenta uno dei protagonisti principali, nonostante le perplessità iniziali del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, contrario a ulteriori indebitamenti per fini bellici. Il fondo, concepito per rafforzare l’industria della difesa continentale, permetterà alla Commissione europea di raccogliere capitali sui mercati finanziari, distribuendoli poi agli Stati aderenti in base alle necessità strategiche.
La misura, che rientra in un più ampio piano di autonomia militare dell’Ue, è stata approvata in un contesto internazionale sempre più instabile, segnato dalla guerra in Ucraina e dalla crescente rivalità geopolitica. Sebbene alcuni osservatori avessero sollevato dubbi sull’efficacia di un meccanismo basato sul debito comune, la maggioranza dei governi ha preferito accelerare, ritenendo prioritario il potenziamento delle capacità difensive.
L’adesione italiana, tuttavia, non è stata priva di polemiche. Alcuni esponenti della maggioranza hanno sottolineato il paradosso di un Paese che, mentre limita la spesa sociale, si impegna in nuovi finanziamenti per armamenti. Altri, invece, hanno ribadito la necessità di non restare indietro in un settore – quello della difesa – che sta assumendo un ruolo centrale nelle politiche comunitarie.
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