Netanyahu licenzia il capo dell’intelligence, ma la Corte suprema lo blocca

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Lo scontro tra Benjamin Netanyahu e Ronen Bar, capo dello Shin Bet, l’agenzia di intelligence interna israeliana, ha raggiunto un nuovo apice. Il governo, su proposta del premier e con un voto unanime, ha deciso di licenziare Bar, una mossa senza precedenti nella storia del paese. Tuttavia, l’Alta corte di giustizia è intervenuta con una decisione che ha fermato Netanyahu, ordinando la sospensione del licenziamento fino all’esame di tutti i ricorsi presentati contro questa decisione. Un colpo durissimo per il premier, che si trova ora a dover fare i conti non solo con la guerra a Gaza, ma anche con una crisi istituzionale interna.

La situazione, già complessa, si inserisce in un contesto di tensioni crescenti. Da quattro giorni, infatti, il conflitto con Hamas è ripreso, mentre 59 ostaggi rimangono nelle mani del gruppo palestinese da oltre 532 giorni. Il ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz, ha dichiarato che, senza il rilascio di tutti i prigionieri, Israele potrebbe annettere parte del territorio di Gaza, una prospettiva che rischia di inasprire ulteriormente gli animi. Intanto, Avigdor Liberman, leader dell’opposizione, non ha usato mezzi termini per criticare Netanyahu, definendolo una «minaccia per la sicurezza di Israele» in un post su X, in riferimento ai recenti attacchi con razzi provenienti da Gaza, Yemen e Libano.

Le proteste non si sono fatte attendere. Per due giorni consecutivi, i progressisti israeliani hanno assediato la residenza del premier a Gerusalemme, accusandolo di voler emulare Donald Trump nella gestione autoritaria del potere. Paragoni che, seppur forti, sembrano trovare un certo riscontro nei fatti, considerando la decisione di Netanyahu di rimuovere il capo dei servizi segreti in un momento così delicato. Una mossa che, secondo molti osservatori, rischia di indebolire ulteriormente il paese, già alle prese con una guerra che potrebbe estendersi.

Il primo ministro libanese, Nawaf Salam, ha espresso preoccupazione per la ripresa delle attività militari al confine meridionale, avvertendo che questa potrebbe trascinare la regione in una nuova, devastante guerra. Un monito che non può essere ignorato, soprattutto alla luce delle recenti escalation. Intanto, la Corte suprema israeliana ha assunto un ruolo cruciale nel tentativo di bilanciare i poteri, intervenendo per bloccare una decisione che, altrimenti, avrebbe potuto avere conseguenze imprevedibili.

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