Zeccapp, la fondazione mach punta sulla citizen science per mappare il rischio

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La primavera avanzata non porta con sé solo il rifiorire della vegetazione, ma anche la riattivazione di un piccolo, antico nemizio: la zecca. In Trentino, dove sono documentate una decina delle quaranta specie presenti in Italia, la più diffusa rimane la Ixodes ricinus, comunemente nota come zecca dei boschi, il cui areale di espansione – complice l’evoluzione dei pattern climatici – sembra essersi ulteriormente ampliato negli ultimi anni. È in questo contesto che la Fondazione Edmund Mach (Fem) ha deciso di cambiare passo, passando dalla ricerca passiva a una strategia attiva di coinvolgimento collettivo.

L’app che trasforma il cittadino in ricercatore sul campo

Nasce così **ZeccAPP**, descritta dai suoi sviluppatori come il primo progetto italiano di "citizen science" interamente dedicato al monitoraggio di questi aracnidi. L’applicazione – disponibile per i sistemi operativi iOS e Android – ha un duplice obiettivo, come ha spiegato Annapaola Rizzoli, responsabile dell'unità Ecologia applicata del centro ricerca e innovazione della Fem. Non ci si limita, spiega la ricercatrice, a raccogliere le segnalazioni della presenza dell’insetto sul territorio; la piattaforma è stata progettata anche per offrire strumenti concreti di prevenzione sanitaria, tentando di colmare quel vuoto informativo che spesso trasforma un morso in una corsa in ospedale. Attraverso guide integrate per la fotografia (utili a validare la specie), questionari sull'habitat e feedback quasi in tempo reale sugli invii, l’utente diventa un nodo attivo di una rete di sorveglianza distribuita.

Strategie di difesa tra abbigliamento tecnico e controlli post-escursione

Se da un lato la tecnologia aiuta la mappatura, dall’altro la protezione individuale rimane affidata a regole precise e, a tratti, ferree. Timothy Brewer, epidemiologo dell'Università della California a Los Angeles (Ucla), ribadisce un protocollo che molti frequentatori della montagna tendono a sottovalutare: l’abbigliamento lungo, chiaro e possibilmente aderente alle caviglie rappresenta la prima barriera fisica. In zone erbose o boschive, indossare pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe non è un optional, così come l'uso di repellenti cutanei specifici. Al rientro, però, la partita si gioca sui dettagli: è necessario effettuare un esame visivo e tattile meticoloso della pelle, con un'attenzione particolare ai punti caldi come la nuca, le ascelle, l’inguine e il cavo popliteo, dove la zecca cerca rifugio per il suo pasto di sangue.

Non solo mappe: il valore della validazione scientifica dei dati

Ciò che differenzia ZeccAPP da un semplice contenitore di segnalazioni è la presenza di un filtro scientifico robusto. Ogni segnalazione inviata dall’utente (che include non solo la foto ma anche dettagli sull'attività svolta e sul tipo di interazione con il parassita) viene vagliata dagli entomologi della Fem. Solo dopo questa validazione, il dato finisce sulla mappa interattiva consultabile da tutti, trasformando un'esperienza individuale spesso spiacevole in un dato epidemiologico utile. In questo modo, la fondazione riesce a integrare il "caos" delle segnalazioni popolari con la rigore del metodo scientifico, producendo mappe di rischio per patologie severe come l'encefalite da zecche (Tbe) o la borreliosi di Lyme, la cui diagnosi resta, purtroppo, spesso complessa e tardiva.

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