Il comitato di esperti dice no a un nuovo trapianto per il bimbo dal cuore bruciato: la mamma è rassegnata
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Redazione Interno
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L’ultimo barlume di speranza per il piccolo di due anni e mezzo, ricoverato in condizioni disperate all’ospedale Monaldi di Napoli dopo il trapianto fallito di un cuore definito “bruciato”, si è spento davanti al parere negativo del comitato di esperti chiamato a esprimersi sulla possibilità di un nuovo intervento. È Francesco Petruzzi, l’avvocato della famiglia, a fare il punto della situazione fuori dal nosocomio, descrivendo lo stato d’animo della madre con parole di una tragica semplicità: “La mamma è rassegnata all’idea che il figlio non ce la farà. Glielo hanno detto gli esperti”. Una rassegnazione che giunge dopo giorni di speranze contrastanti e di un braccio di ferro tra pareri medici che aveva tenuto il Paese con il fiato sospeso, e che ora cede il passo a una realtà clinica che appare inesorabile.
La decisione del comitato e il confronto tra i pareri medici
La svolta, drammatica nelle sue implicazioni, è arrivata al termine di un consulto multispecialistico che ha visto riuniti attorno al letto del bambino i maggiori luminari della cardiochirurgia pediatrica italiana. Tra questi, Carlo Pace Napoleone, direttore della Cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Regina Margherita di Torino, il quale ha confermato come l’intervento bis, un’evenienza già di per sé complessa, rappresenterebbe un rischio eccessivo per il piccolo. Il cuore danneggiato, infatti, era stato impiantato lo scorso dicembre e da allora il bimbo è sostenuto da un sistema di circolazione extrarea (Ecmo), una macchina che da 56 giorni ne tiene in vita le funzioni vitali ma che, come gli stessi esperti hanno ricordato, oltre le due o tre settimane inizia a causare più problemi che benefici, compromettendo irrimediabilmente organi come fegato e reni. La decisione del comitato, pur nella sua drammaticità, mette fine a un acceso conflitto di competenze: solo pochi giorni fa, l’équipe del Monaldi sosteneva con fermezza la permanenza del bambino in lista d’attesa, contrapponendosi al parere negativo già espresso dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.
La complessità del quadro clinico e l’ombra della vicenda giudiziaria
Il quadro clinico, come spiegato dagli stessi specialisti, è di una gravità estrema. Se da un lato le ultime tac avrebbero escluso danni cerebrali, elemento che lasciava teoricamente aperto ogni scenario, la permanenza prolungata sull’Ecmo ha reso il fisico del bambino troppo debole per sopportare un nuovo intervento così invasivo. “Non è come cambiare le batterie a una bambola”, aveva avvertito nei giorni scorsi Pace Napoleone, sottolineando come un secondo trapianto sia sempre molto più complesso e rischioso del primo. E mentre la famiglia, assistita dal legale, si prepara al peggio, resta aperto il fronte giudiziario su quanto accaduto lo scorso dicembre, quando al piccolo fu impiantato un cuore che, a causa di un presunto errore nella procedura di conservazione durante il trasporto da Bolzano, sarebbe stato danneggiato irrimediabilmente. Gli ispettori del ministero della Salute hanno già acquisito documenti sia al Monaldi che all’ospedale di Bolzano, e la Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta ipotizzando il reato di lesioni colpose gravissime. L’avvocato Petruzzi, dopo il parere del comitato, ha integrato la querela, chiedendo un incidente probatorio sulle cartelle cliniche per fare piena luce su una vicenda che, nelle sue parole, rimane “molto strana”. Per la madre, però, ora c’è solo il dolore di un’attesa che sa di addio.




