La rapina al Credit Agricole del Vomero e il richiamo al “colpo a Maradona”: le analogie con il 1989

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Era giovedì, il 16 aprile scorso, quando un commando ha fatto irruzione nella filiale del Credit Agricole in piazza Medaglie d’oro all’Arenella; ed era giovedì, quel 26 ottobre del 1989, quando un’altra banda mise a segno il clamoroso colpo alla ex Banca della Provincia di Napoli in via Manna, a due passi da via Duomo. La memoria corre inevitabile lungo questi due assalti, separati da quasi trentasette anni ma legati da un filo bianco: in entrambi i casi, l’obiettivo principale – lo dice la ricostruzione degli inquirenti – sono state le cassette di sicurezza. Azioni studiate, organizzate con precisione chirurgica, che si sono fatte beffe di ogni sistema d’allerta, tanto ieri quanto all’epoca del celebre furto che finì per essere ribattezzato, nel gergo cronistico, “la rapina a Maradona”.

Un modus operandi che si ripete a distanza di decenni

La banca all’Arenella, dopo i rilievi della polizia scientifica e il lavoro degli specialisti del Gis, ha riaperto regolarmente i battenti. I vertici dell’istituto di credito hanno convocato alcuni titolari delle cassette di sicurezza – proprio quelli le cui cassette risultavano potenzialmente compromesse – per avviare le procedure di verifica e, laddove possibile, di riconsegna del contenuto. Alcuni clienti, ascoltati nelle ore successive alla riapertura, hanno raccontato di aver trovato gli sportelli divelti o forzati; altri, invece, hanno riferito di danni solo esterni, senza che il loro prezioso venisse toccato. Un quadro frammentario, come spesso accade in questi casi, che gli investigatori stanno ricomponendo minuziosamente.

L’ex rapinatore Ghelardini: “Un errore regalare due ore ai banditi”

C’è però un’analisi tecnica, per certi versi cruda, che emerge dal racconto di chi quel mestiere lo conosce dall’interno. Francesco Ghelardini, sessant’anni compiuti e un passato pesante tra le sponde della famigerata “Banda della Comasina”, ha scontato ventun anni di carcere. Oggi lavora a Pisa nel campo dell’assistenza sanitaria, lontano da vecchi compagni di sventure come Renato Vallanzasca, Tino Stefanini e Antonio Golia detto “Il Pinella” – quest’ultimo considerato la vera mente del gruppo. Ghelardini, interpellato sulla dinamica del colpo al Credit Agricole, non usa giri di parole: «Attendere l’arrivo del Gis? Un regalo per i malviventi».

Secondo la sua lettura – che non è certo un’approvazione, bensì un’osservazione da esperto sul campo – i tempi dell’intervento delle forze speciali avrebbero finito per favorire i rapinatori. «Che errore regalare ai banditi quelle due ore», ha dichiarato, senza entrare nei dettagli operativi ma lasciando intendere come la gestione dell’emergenza possa talvolta offrire una finestra di fuga insperata a chi ha pianificato ogni minuto. Una considerazione che, nel dibattito tra forze dell’ordine e addetti ai lavori, trova chi concorda e chi invece difende i protocolli in vigore.

Napoli e la memoria dei grandi colpi: tra cronaca nera e inchieste giudiziarie

L’analogia con la rapina del 1989, quella che molti napoletani ancora ricordano come “il colpo a Maradona” – non perché il fuoriclasse argentino c’entrasse qualcosa, ma per la coincidenza temporale con la sua permanenza in città – non è solo un esercizio di stile. Anche allora, come oggi, le cassette di sicurezza furono il bersaglio. Anche allora, come oggi, i malviventi agirono con una calma apparentemente inspiegabile, sfruttando minuti – o ore – preziosi. Gli sviluppi giudiziari di quel vecchio caso portarono a diverse condanne, ma non a un recupero integrale della refurtiva. Per quanto riguarda la rapina all’Arenella, invece, le indagini sono ancora in una fase delicata: i carabinieri del Nucleo Investigativo stanno analizzando i filmati delle telecamere, interne ed esterne, e incrociando le impronte rilevate. Non risultano, al momento, arresti né rivendicazioni. Quel che resta, al netto delle suggestioni, è una cronaca nera rispettosa dei fatti ma pronta a restituire, un tassello dopo l’altro, il mosaico di un colpo che ha il sapore amaro del déjà-vu.

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