Israele e il missile Silver Sparrow: l’attacco a Doha che ha ucciso i capi di Hamas
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Redazione Esteri
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L’attacco aereo israeliano del 9 settembre a Doha, che ha ucciso cinque alti esponenti di Hamas e un ufficiale di sicurezza qatariota, potrebbe essere stato portato a termine con un nuovo sistema d’arma sperimentale, il cui nome in codice è «Silver Sparrow». Si tratterebbe, stando a quanto circola in ambienti specializzati, di un missile aviolanciato progettato per violare furtivamente spazi aerei potenzialmente ostili e colpire obiettivi di altissimo valore a distanze considerevoli. Una capacità che, se confermata, spiegherebbe la precisione letale con cui sono stati eliminati i dirigenti palestinesi che, sotto la protezione di Doha, stavano trattando con gli emissari della Cia e di altri servizi segreti per una cessazione delle ostilità a Gaza.
Proprio mentre si svolgevano i funerali delle vittime, le Nazioni Unite hanno condannato l’attacco, pur senza menzionare esplicitamente Israele, definendolo un episodio gravissimo in un contesto già di per sé destabilizzato. Nelle stesse ore, l’Unicef ha lanciato un ulteriore allarme sulla situazione umanitaria nella Striscia di Gaza, dove la malnutrizione infantile procede a un ritmo definito «allarmante»: la percentuale è salita al 13,5% ad agosto, interessando circa 12.800 bambini, rispetto all’8,3% del mese di luglio.
La tensione politica generata dall’operazione ha avuto ripercussioni immediate anche sulle relazioni internazionali, creando attriti persino tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Secondo una rivelazione di Politico, il presidente americano e il suo staff di sicurezza nazionale sarebbero «sempre più frustrati» dall’atteggiamento del premier israeliano, accusato di minare volutamente i delicati negoziati per il cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas.




