L’Inter salutata dal Bodo, Pistocchi e il monito sul mercato: “Ora venderanno un big”
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Redazione Sport
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L’eliminazione dell’Inter dalla Champions League per mano del Bodo/Glimt, maturata dopo una doppia sconfitta che non lascia spazio a recriminazioni, ha scatenato un acceso dibattito non solo sul piano tecnico, ma anche su quello della gestione societaria. La squadra di Cristian Chivu, capolista in Serie A con un margine rassicurante, si è dovuta arrendere alla superiorità norvegese, una squadra che, come ha sottolineato il giornalista Maurizio Pistocchi, si è dimostrata “più squadra, più lucida e più organizzata” sia all’andata che al ritorno. Al Giuseppe Meazza, il 4:4:2 degli scandinavi ha concesso pochissimo alla manovra nerazzurra, punendo poi i padroni di casa al primo svarione: un errore sanguinoso di Manuel Akanji ha spianato la strada al vantaggio firmato da Jens Petter Hauge, ex milanista, abile a ribadire in rete dopo la respinta di Sommer. La reazione dell’Inter, seppure veemente, è apparsa lenta e prevedibile, incapace di scalfire l’argine difensivo avversario fino al gol ormai tardivo di Alessandro Bastoni.
Il verdetto di Capello: “Lenta, senza dribbling e idee”
A gettare benzina sul fuoco delle critiche ci ha pensato Fabio Capello, il quale, intervenuto per i microfoni di Sky Sport, ha offerto una lettura impietosa della prestazione italiana. L’ex Ct della Nazionale, noto per la sua schiettezza, ha puntato il dito contro la mancanza di ritmo e di fantasia, mali che sembrano aver afflitto l’Inter in entrambi gli atti di questa doppia sfida. Secondo Capello, la formazione di Chivu è parsa “troppo lenta in tutte le giocate”, un difetto madornale se paragonato alla velocità di pensiero e di esecuzione degli avversari. L’analisi del noto allenatore si è spinta oltre, evidenziando l’assenza di giocatori capaci di saltare l’uomo: “nessuno dribbla”, ha tuonato, sottolineando come la ricerca ossessiva della penetrazione centrale si sia infranta contro un muro eretto con intelligenza. Quando gli avversari alzano il pressing e l’intensità, ha aggiunto Capello, gli errori diventano inevitabili, e la notte di San Siro ne è stata la conferma plastica, con il Bodo capace di colpire in contropiede con la seconda perla di Hakon Evjen.
Lo spettro del mercato e la risposta di Pistocchi a un tifoso
Oltre alle considerazioni tattiche, l’uscita di scena dalla massima competizione europea ha riacceso i riflettori sulle strategie future del club di proprietà di Oaktree. In un botta e risposta via social, un tifoso nerazzurro ha tentato di minimizzare la débâcle, sostenendo che, in fondo, i fondi garantiti dal percorso in Champions League non sarebbero comunque stati reinvestiti sul mercato. Una provocazione a cui Maurizio Pistocchi ha replicato con una previsione tanto secca quanto allarmante per la piazza milanese: “Ora venderanno un big”. Un’affermazione, questa, che pesa come un macigno e che sposta l’attenzione dalla serata storta alle possibili ripercussioni sulle casse societarie. L’eliminazione precoce, infatti, priva il club di introiti sostanziosi, stimati in decine di milioni di euro, e quella cifra che Oaktree avrebbe potuto (o meno) investire per rinforzare la rosa si trasforma improvvisamente in una potenziale necessità di fare cassa.
Il confronto con l’Europa che corre
La sensazione, al triplice fischio, è che il divario con alcune realtà europee, seppur meno blasonate, si stia facendo sempre più profondo. Il Bodo/Glimt, lo ha ricordato Pistocchi, non è nuovo a questi exploit, avendo già messo in difficoltà squadre del calibro di Manchester City e Atletico Madrid. La loro organizzazione, la loro freschezza atletica e la lucidità nei momenti chiave della partita hanno messo a nudo i limiti di una squadra che, sebbene comandi il campionato italiano, ha mostrato una preoccupante incapacità di reagire quando il ritmo si fa forsennato. L’analisi di Capello, che parla di calcio italiano lento e poco aggressivo, riecheggia come un monito per l’intero movimento, incapace di esportare il proprio credo al di fuori dei confini nazionali. E ora, per l’Inter, alla delusione sportiva si aggiunge l’incognita legata al futuro di uno dei suoi pezzi pregiati, con il mercato estivo che si avvicina e la necessità di far quadrare i conti dopo un’Europa andata in fumo.




