Spionaggio russo, i due ex 007 respingono le accuse davanti al gip: «Dati da fonti aperte»
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Redazione Interno
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Si è consumato ieri mattina, 10 luglio 2026, un passaggio cruciale dell'inchiesta che ha scosso gli apparati di sicurezza italiani: gli ex agenti dei servizi segreti Gavino Raoul Piras e Vincenzo Di Pasquale, entrambi cinquantanovenne e finiti agli arresti domiciliari nell'ambito dell'operazione condotta dai Ros dei carabinieri su delega della procura di Roma, hanno risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari nel corso dell'interrogatorio di garanzia.
Le accuse, che ipotizzano la rivelazione di informazioni coperte da segreto di Stato in cambio di denaro, sono state respinte dai due militari, i quali hanno offerto la propria versione dei fatti nel corso di un confronto che si è protratto per circa due ore, al termine del quale, stando a quanto riferito dai rispettivi difensori, entrambi si sarebbero detti sereni per l'attenzione e l'equilibrio con cui sono stati ascoltati.
L'interrogatorio e le difese degli ex 007
L'interrogatorio, che si è svolto con le modalità previste per la verifica della misura cautelare, ha visto Piras e Di Pasquale rispondere separatamente alle contestazioni mosse dalla procura capitolina, che li ritiene responsabili di aver intrattenuto contatti con soggetti riconducibili ai servizi segreti militari russi, veicolando verso Mosca informazioni riservate di cui erano venuti in possesso in virtù del loro ruolo all'interno dell'Aisi.
Se Gavino Raoul Piras, carabiniere distaccato presso l'Agenzia, è considerato dagli inquirenti il presunto anello debole della catena di sicurezza per aver ceduto a un "tradimento" che sarebbe stato remunerato, per Vincenzo Di Pasquale, originario di Irsina, nel Materano, la posizione appare legata a una relazione amicale che lo avrebbe, nelle sue stesse parole riferite attraverso il legale, "trascinato nella polvere".
Il difensore Di Tullio, che assiste uno dei due indagati, ha formalmente chiesto al gip una mitigazione della misura cautelare, sollevando la questione della proporzionalità degli arresti domiciliari rispetto ai capi di imputazione.
Le strategie processuali e le contestazioni
La strategia difensiva dei due ex 007, a quanto risulta, si è focalizzata sulla natura delle informazioni scambiate, che secondo gli avvocati non costituirebbero un materiale coperto da segreto di Stato, ma piuttosto dati e notizie reperibili anche attraverso fonti aperte e liberamente accessibili, una tesi che contrasta radicalmente con l'impianto accusatorio della procura, secondo cui la trasmissione di quei contenuti ai servizi di Mosca avrebbe messo a repentaglio la sicurezza nazionale e interessi strategici italiani.
In questa cornice, gli interrogatori hanno rappresentato un momento di verifica delle evidenze raccolte dai carabinieri del Ros, che avevano già messo insieme un quadro indiziario ritenuto solido per giustificare l'applicazione della misura restrittiva, e al tempo stesso l'occasione per gli indagati di esporre le proprie ragioni in un contesto giudiziario che, al momento, si annuncia complesso e destinato a sviluppi processuali di lungo periodo.
I precedenti e il contesto internazionale
L'arresto dei due ex appartenenti al comparto intelligence italiano si inserisce in un quadro di crescente tensione nei rapporti tra Italia e Russia, sul quale pesano le conseguenze diplomatiche di un caso che, per la sua gravità, è stato inevitabilmente accostato – almeno sul piano della risonanza mediatica – al precedente dello spionaggio dell'ufficiale della Marina Militare Walter Biot, un episodio che aveva già acceso i riflettori sulla vulnerabilità dei circuiti di sicurezza e sulle possibili infiltrazioni straniere all'interno di apparati considerati strategici.
La vicenda di Piras e Di Pasquale, proprio per il profilo dei due indagati e per i ruoli che hanno ricoperto nei servizi, riporta al centro del dibattito la delicata questione della protezione delle fonti di intelligence e dei meccanismi di controllo interno, in un momento in cui la guerra in Ucraina e le rinnovate tensioni tra la Nato e Mosca rendono ogni episodio di spionaggio un potenziale grimaldello per scalfire l'equilibrio tra le cancellerie e gli apparati militari.
Il quadro giudiziario e le prospettive
Al di là delle dichiarazioni difensive rese durante l'interrogatorio, il quadro giudiziario resta improntato alla massima riservatezza, con il gip che ha ascoltato le ragioni degli indagati prima di decidere in merito alla richiesta di attenuazione della misura dei domiciliari avanzata dal legale Di Tullio, mentre la procura di Roma – che coordina le indagini con il supporto specializzato dei Ros – continua a lavorare per consolidare il compendio probatorio che dovrà sostenere l'accusa in sede di eventuale udienza preliminare.
Per i due ex agenti, che al momento restano ristretti nelle proprie abitazioni, si prospetta una fase complessa, segnata dall'attesa delle decisioni del tribunale del riesame e dalla possibilità che, nei prossimi mesi, l'inchiesta possa allargarsi ad altri soggetti o rivelare ulteriori canali di comunicazione con i servizi di Mosca, in un puzzle investigativo che, allo stato attuale, vede la difesa opporre al materiale accusatorio una ricostruzione basata sulla natura non riservata dei dati e sul contesto di relazioni personali che avrebbero determinato, secondo la prospettazione degli avvocati, un coinvolgimento non consapevole nei fatti contestati.




