Europa, l’ora della risposta: Kallas e Lagarde respingono le accuse americane a Monaco
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Redazione Esteri
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Il confronto dialettico tra le due sponde dell’Atlantico, in questi giorni, ha trovato nella cornice della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco uno dei suoi palcoscenici più significativi, con i rappresentanti delle istituzioni europee chiamati a rispondere, punto su punto, alle critiche mosse dall’amministrazione Trump. È in questo clima di tensione politica, dove le alleanze storiche vengono ridefinite e talvolta messe in discussione da una retorica che punta a ridisegnare gli equilibri globali, che Kaja Kallas, Alta rappresentante per la politica estera dell'Unione, ha scelto di non usare giri di parole, replicando con dati alla mano a chi, negli Stati Uniti, dipinge un Vecchio Continente in declino, immobile e culturalmente irrilevante -5.
La replica della politica estone, peraltro, è arrivata diretta e pungente, quasi a voler smontare pezzo per pezzo l’immagine di un’Europa “woke e decadente” che, secondo alcune letture fornite dalla nuova amministrazione repubblicana, sarebbe prossima alla “cancellazione della sua civiltà” -2. “Contrariamente a quanto alcuni dicono”, ha scandito Kallas nel suo intervento, “non stiamo affrontando la cancellazione della nostra civiltà; anzi, le persone vogliono ancora unirsi al nostro club, e non mi riferisco solo ai loro connazionali europei”, citando sondaggi che vedrebbero una parte significativa dei canadesi interessata all’adesione -3-7. Una stoccata, la sua, che ha voluto ribaltare la narrazione di un’Europa in fin di vita, sottolineando invece la forza attrattiva di un modello che, pur con i suoi difetti e la sua proverbiale lentezza burocratica, continua a rappresentare un faro per molti -2.
“Critiche interessanti da chi sta al 58esimo posto”: la stoccata di Kallas a Rubio sulla libertà di stampa
Il momento più alto dello scambio, tuttavia, è arrivato quando il discorso si è spostato sul terreno dei valori fondanti, e in particolare sulla libertà di espressione. Marco Rubio, Segretario di Stato americano, aveva sollevato il tema delle presunte limitazioni alla libertà di parola in Europa, una critica che rientra in un filone più ampio di attacchi alle politiche sociali e culturali del continente -10. La risposta di Kallas è stata chirurgica, giocata sull’evidenza dei fatti piuttosto che sulla mera opinione: “Provengo da un paese che è secondo nell’Indice della libertà di stampa”, ha dichiarato, riferendosi alla sua Estonia, “ed è interessante ascoltare critiche sulla libertà di stampa da un paese che in questa classifica è al cinquantottesimo posto” -10. Un’argomentazione, la sua, che ha voluto ribaltare la prospettiva, mostrando come talvolta le accuse lanciate dall’altra parte dell’oceano possano apparire strumentali se confrontate con le classifiche internazionali. Rubio, nel suo intervento, aveva peraltro alternato momenti di aperta critica a segnali di distensione, un doppio registro che Kallas ha letto con lucidità: “Credo che nel suo discorso ci fossero messaggi per noi e messaggi per il pubblico americano, in particolare per i suoi elettori”, ha commentato, quasi a voler giustificare la durezza di alcune parole con le necessità della politica interna statunitense -10.
Ma al di là delle schermaglie sui valori, sul tavolo di Monaco c’erano questioni ben più concrete e urgenti, a cominciare dalla guerra in Ucraina e dal ruolo che l’Europa intende giocare in un eventuale negoziato di pace. Su questo fronte, Kallas è apparsa determinata a non lasciare spazio a interpretazioni ambigue, lanciando un monito chiaro a Mosca e, contestualmente, a chiunque pensi di poter decidere le sorti del conflitto senza il peso specifico dell’Unione. “La Russia non è una superpotenza”, ha affermato con decisione, “la sua economia è a pezzi ed è scollegata dai mercati energetici europei; il costo di questa guerra, per loro, è stato di 1,2 milioni di vittime” -4-7. L’obiettivo, per l’Alta rappresentante, è evitare che ciò che la Russia non è riuscita a conquistare militarmente lo ottenga invece al tavolo delle trattative. “La minaccia più grande che rappresenta ora”, ha spiegato, “è che possa ottenere più vantaggi al tavolo dei negoziati di quanti ne abbia ottenuti sul campo di battaglia” -4.
Lagarde e il “calcio nel sedere” che ha svegliato l’Europa
Parallelamente alle questioni di sicurezza e politica estera, a Monaco si è discusso anche di economia e competitività, un altro terreno su cui il confronto con gli Stati Uniti si fa sempre più serrato. Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, ha offerto una lettura forse meno diplomatica ma estremamente realistica della situazione, utilizzando un’espressione volutamente cruda per descrivere lo shock subito dall’Europa con il cambio di passo impresso dall’amministrazione Trump. “Quando Trump ha cambiato atteggiamento nei confronti dell’Europa, abbiamo ricevuto tutti un calcio nel sedere”, ha dichiarato la Lagarde, sottolineando però come proprio questo “calcio” possa rivelarsi un acceleratore per l’integrazione e le riforme -2. “L’Europa cresce e si rafforza in tempi di crisi”, ha aggiunto, citando i padri fondatori e leggendo la tensione attuale come un possibile catalizzatore per un’Unione più coesa e determinata a difendere i propri interessi strategici -2.
L’intervento di Lagarde ha toccato anche i numeri della ripresa, cercando di fornire un quadro che, pur lontano dall’essere trionfalistico, mostrava segnali di vitalità. Ha ricordato come la crescita dello 0,4 per cento registrata nell’ultimo periodo sia stata trainata principalmente da consumi e investimenti, e non dalle esportazioni, un dato che indica una certa resilienza della domanda interna -2. Inoltre, ha segnalato un rinnovato interesse da parte dei fondi di venture capital, i quali, a suo dire, stanno riversando liquidità in settori chiave dove i rapporti prezzi-utili sono in aumento -2. Un quadro, insomma, che l’Europa presenta a se stessa e ai propri alleati per dimostrare di non essere affatto quel “paziente in fin di vita” descritto da oltreoceano, ma un attore complesso, con problemi certo, ma anche con una capacità di reazione che la crisi ucraina e la nuova postura americana stanno mettendo duramente alla prova -2. La tournée di Rubio, che da Monaco si è spostato in Slovacchia e Ungheria, due paesi guidati da esecutivi vicini alle posizioni di Trump, suggella del resto la complessità di un rapporto che, tra aperture e accuse, sta riscrivendo le sue regole fondamentali -1.




