Domenicali smonta le critiche e annuncia: “F1, dal 2027 motori più classici”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Mentre il campionato di Formula 1 ha appena archiviato le prime battute del nuovo corso regolamentare, Stefano Domenicali, presidente e Ceo della categoria, ha scelto i microfoni di “Tutti Convocati” su Radio 24 per fare chiarezza, rispondendo in maniera decisa a quelle voci critiche, sollevate soprattutto da chi definisce “puristi”, che avevano accompagnato l’avvio di questa stagione. “Mi posso definire ormai un veterano di questo sport, visto che ci sono dentro dagli anni ’90”, ha esordito il manager romagnolo, il quale ha volutamente ridimensionato la portata delle polemiche relative alle power unit attuali, sottolineando come queste lamentele, cicliche e ricorrenti, abbiano una matrice ben precisa: “Non mi sono stupito del fatto che all’inizio, soprattutto chi era dietro in griglia, questo lo dobbiamo sottolineare, ha fatto in modo di porre in evidenza dei limiti legati a un regolamento che era perfettamente conosciuto da tutti da un paio d’anni”. Una stoccata velenosa, la sua, che sposta l’asse del dibattito dalle questioni tecniche alla mera convenienza sportiva, laddove la frustrazione in pista diventa spesso benzina per le polemiche mediatiche.

Le ragioni strategiche del presente e la svolta “classica” del 2027

Nel difendere l’attuale era tecnica – caratterizzata da un complesso bilanciamento tra motore endotermico ed elettrico – Domenicali ha però spalancato una finestra sul futuro immediato, confermando una revisione sostanziale delle power unit già a partire dal 2027. Se oggi l’equilibrio esistente è stato una necessità strategica, un male minore per garantire l’ingresso e la permanenza di nuovi costruttori nel circus (altrimenti, come ha ricordato, non avremmo questa ricca lista di partecipanti), domani lo scenario sarà radicalmente differente. “Già il prossimo ciclo – ha annunciato – visto che ormai è cambiata la fattibilità di quello che è l'input del costruttore in Formula 1, vedrà una power unit tornare sicuramente a una situazione più classica, dove le macchine saranno più leggere, dove ci sarà la benzina sostenibile”. Un’inversione di marcia, dunque, che ridimensionerà la componente elettrica, tornata al centro delle critiche dei piloti proprio per l’eccessiva gestione della batteria che penalizzava l’aggressività in stile “flat-out”.

Il peso dei piloti nella svolta tecnica (con un occhio al sogno V8)

Le indiscrezioni tecniche, peraltro, parlano già di numeri precisi per questa transizione. Dal 2027, la ripartizione della potenza delle power unit subirà un cambiamento drastico, passando dal sostanziale 50/50 attuale a un rapporto 60/40, dove la parte termica (il motore a combustione interna) tornerà a dominare sull’elettrico. Questo consentirà di liberare circa 70 cavalli aggiuntivi riducendo al contempo la fastidiosa dipendenza dal sistema ERS, quel fenomeno di “superclipping” che aveva costretto i piloti a sollevare il piede nei rettilinei per ricaricare le batterie, snaturando l’essenza della gara. In questo processo decisionale, sebbene non seduti ufficialmente al tavolo delle trattative, gli interpreti hanno avuto un ruolo attivo. George Russell, attuale primo inseguitore al titolo, ha già alzato la voce, dichiarando che tornare a un motore V8 nel successivo ciclo regolamentare (ipotizzato per il 2030) sarebbe semplicemente “bellissimo”, aggiungendo tra le priorità anche la riduzione del peso delle monoposto, fattore che migliora la manovrabilità e la vicinanza in pista.

Dettagli di un compromesso necessario per lo spettacolo

Anche se la F1 ha mandato in scena solo quattro Gran Premi con queste nuove regole (quelle del 2026), la reazione a queste norme è stata talmente immediata da accelerare i tempi della politica industriale. L’accordo raggiunto prevede un incremento del flusso di carburante per sostenere la maggiore potenza del motore endotermico; una modifica, quest’ultima, che comporterà inevitabilmente la progettazione di serbatoi più capienti, per evitare che la spinta aggiuntiva si traduca in una gestione parsimoniosa delle riserve. L’obiettivo, come confermato anche dai tecnici Fia, è rendere le vetture più intuitive da guidare, restituendo ai piloti la possibilità di spingere a tavoletta senza essere costantemente ostaggio di una calcolatrice elettronica. Del resto, Domenicali ha voluto ricordare ai critici che certe dinamiche, come il “lift and coast” tanto discusso all’inizio di questa stagione, esistevano già negli anni ’80. Una sottolineatura, la sua, per sdrammatizzare un passaggio epocale che, nonostante le lamentele di qualche scuderia rimasta indietro, sta invece trainando una crescita di pubblico giovane e appassionato, il vero termometro del successo di questa Formula 1.

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