Starship raggiunge l'orbita ma il guasto al motore Raptor complica il calendario lunare della NASA

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il quattordicesimo volo di prova della Starship di SpaceX ha segnato un traguardo storico per l'azienda di Elon Musk, che per la prima volta ha portato il veicolo in orbita terrestre e ha dispiegato un carico commerciale di ventisei satelliti Starlink V3. La missione, partita lunedì dalla base di Starbase in Texas, è durata complessivamente tre ore invece delle dieci previste, a causa dello spegnimento prematuro di uno dei motori Raptor del veicolo superiore.

Nonostante l'imprevisto, il razzo ha completato la manovra di inserimento orbitale e ha rilasciato i satelliti a un'altitudine di circa 269 chilometri, prima di un ammaraggio nel Pacifico che si è concluso con un'esplosione del veicolo al contatto con l'acqua.

Il guasto e le conseguenze sul programma Artemis

L'incidente tecnico ha immediate ripercussioni sul programma Artemis della NASA, che intende utilizzare una versione modificata della Starship come lander lunare per riportare gli astronauti sulla superficie della Luna entro il 2028. Lo stesso sistema di propulsione Raptor che ha manifestato il guasto durante il volo di lunedì sarà impiegato per far scendere e risalire gli astronauti dal suolo lunare.

Dean Sladen, ingegnere aerospaziale di Accu Components, ha dichiarato a Reuters che l'entità del ritardo dipenderà dalla natura del problema: se si tratterà di un guasto isolato a un singolo componente, l'impatto sui tempi sarà limitato; qualora invece emergesse un difetto di progettazione che richieda interventi sull'intera flotta, i voli successivi subirebbero ritardi significativi. «Qualsiasi correzione del motore che blocchi i prossimi voli, incluso il tentativo pianificato di catturare il veicolo con i bracci della torre di lancio, intacca quel calendario», ha affermato Sladen.

Un cronoprogramma già rivisto e la competizione con Blue Origin

Il programma lunare della NASA aveva già subito una profonda ristrutturazione nei mesi scorsi. L'amministratore dell'agenzia spaziale americana, Jared Isaacman, aveva annunciato in primavera una revisione dell'architettura di Artemis: la missione Artemis III, originariamente destinata all'allunaggio, sarà ora un test di rendezvous e agganciamento in orbita terrestre bassa previsto per l'estate 2027, mentre lo sbarco effettivo è stato spostato alla missione Artemis IV, in programma per il 2028.

La NASA ha inoltre contrattualizzato due diversi lander: oltre alla Starship di SpaceX, che ha ricevuto contratti per un valore complessivo di circa quattro miliardi di dollari, l'agenzia ha selezionato il Blue Moon di Blue Origin, un progetto dal design più convenzionale sviluppato dalla società di Jeff Bezos. La NASA ha dichiarato che utilizzerà il lander che sarà pronto per primo, aprendo la competizione tra i due fornitori.

Il peso strategico della Starship per la NASA

La Starship ricopre un ruolo centrale nell'architettura del ritorno americano sulla Luna. Il veicolo, alto circa 124 metri e completamente riutilizzabile, dovrà dimostrare la capacità di trasferire propellente in orbita, una procedura mai testata su larga scala che richiederà circa dieci lanci di rifornimento per accumulare abbastanza carburante da raggiungere la superficie lunare.

La NASA ha investito quasi sette miliardi di dollari nello sviluppo dei sistemi di allunaggio umano dal 2021, e il calendario dell'agenzia rimane serrato: l'obiettivo dichiarato è riportare gli astronauti sulla Luna prima della Cina, che punta a una missione con equipaggio entro il 2030. Le difficoltà tecniche della Starship, che in precedenza aveva già manifestato problemi ai motori Raptor durante il dodicesimo volo di maggio, rappresentano il principale fattore di rischio per il rispetto di queste scadenze.

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