Piazza Affari nel caos, il Ftse Mib sprofonda sotto i 44mila punti e innesca le vendite di massa
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Redazione Economia
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La seduta che si è aperta giovedì a Piazza Affari resterà negli annali come una delle più violente degli ultimi mesi, con il Ftse Mib che ha letteralmente sfondato al ribasso la soglia psicologica dei 44mila punti per poi consolidarsi ampiamente in territorio negativo, in un clima di autentico panic selling che, come spesso accade in queste fasi, non ha risparmiato alcun settore. L’indice principale, dopo aver toccato un minimo intraday a 43.792 punti, viaggiava intorno alle 10.13 con un calo dell’1,7% a 43.981 punti, un livello che non si vedeva da tempo e che testimonia la violenza delle vendite. Il dato più impressionante, per chi osserva i mercati da anni, non risiede tanto nella profondità del calo, quanto piuttosto nell’ampiezza della discesa: il 98% dei titoli quotati si trova in rosso, un fenomeno che gli operatori definiscono “a picco senza distinzioni” e che configura una fuga coordinata dal rischio priva di qualsiasi logica difensiva di settore.
Le cause di questo tracollo vanno ricercate in un contesto geopolitico incandescente, con il conflitto in Medio Oriente che ha subito una pericolosa escalation proprio nelle ore precedenti l’avvio delle contrattazioni. Gli attacchi missilistici iraniani hanno preso di mira infrastrutture energetiche di vitale importanza, colpendo una raffineria saudita sul Mar Rosso e persino un impianto di esportazione di GNL in Qatar, scatenando il panico sui mercati delle commodity e facendo balzare il prezzo del gas europeo del 30% in una sola mattinata, con il TTF di Amsterdam schizzato a quasi 69 euro al megawattora. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha prontamente alzato la tensione verbale, avvertendo Teheran che gli Stati Uniti faranno “saltare completamente” il giacimento di South Pars qualora gli attacchi dovessero continuare.
Tra i singoli titoli, la “maglia nera” della giornata spetta senza dubbio a Inwit, che ha visto le proprie azioni crollare in area 6,8 euro con un tonfo superiore al 16%, ai minimi da circa un anno. A innescare la débâcle del gestore delle torri per telecomunicazioni è stata la notizia, diffusa in mattinata, dell’accordo non vincolante siglato da Tim con Fastweb e Vodafone per la costruzione e gestione in proprio di nuove infrastrutture passive fino a seimila nuovi siti, un’intesa che di fatto potrebbe escludere Inwit da future commesse e che gli investitori hanno letto come una minaccia esistenziale per il business model della società. In forte sofferenza anche i titoli industriali come Prysmian, che cedeva quasi il 5% nonostante le indiscrezioni su un possibile nuovo stabilimento in Texas, e il comparto bancario con Unicredit in calo del 3,35%, in una giornata dove nemmeno l’Eni è riuscita a giocare il suo tradizionale ruolo difensivo nonostante il balzo del petrolio, fermandosi a un magro +0,98% che appare più una flebile resistenza che un vero e proprio scudo.
Le banche centrali nel mirino tra tassi fermi e inflazione in agguato
Mentre Piazza Affari bruciava valore, l’attenzione degli operatori finanziari restava saldamente ancorata alle prossime mosse delle banche centrali, con la Federal Reserve che nella riunione conclusa mercoledì ha mantenuto i tassi invariati al 3,5-3,75% ma con un voto dissenziente, quello del membro Miran, che avrebbe preferito un taglio di 25 punti base, un segnale quest’ultimo di non poche turbolenze interne al board. Il presidente Jerome Powell, nella consueta conferenza stampa post-riunione, ha parlato chiaro: l’incertezza è elevatissima e “è troppo presto per conoscere la portata e la durata dei potenziali effetti sull’economia” derivanti dallo shock petrolifero che, a suo dire, farà comunque salire nel breve termine l’inflazione, tanto da aver indotto la banca centrale americana a ritoccare al rialzo le proprie stime. Parole che hanno gelato i mercati, già provati dalle tensioni geopolitiche, e che hanno spostato immediatamente il focus sulla riunione della Banca Centrale Europea in programma oggi, dove ci si attende un nuovo nulla di fatto sui tassi ma con una comunicazione che dovrà necessariamente farsi carico del nuovo contesto.
A Francoforte, il tasso sui depositi dovrebbe rimanere fermo al 2%, livello toccato lo scorso giugno, ma gli analisti interrogati da Bloomberg prevedono che Christine Lagarde adotterà un tono cauto ma vigile, dovendo bilanciare l’inaspettato ritorno dell’inflazione sotto la soglia del 2% registrato a febbraio con la minaccia incombente di una nuova fiammata dei prezzi energetici. Il problema, per i banchieri centrali, è che i combattimenti in Medio Oriente stanno rianimando lo spettro della stagflazione, quel micidiale mix di stagnazione economica e alta inflazione che aveva caratterizzato lo shock energetico successivo all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. I falchi all’interno del consiglio BCE, come l’economista estone Madis Muller o lo slovacco Peter Kazimir, hanno già fatto sapere che la probabilità di un aumento dei tassi è aumentata e che una reazione della banca centrale è potenzialmente più vicina di quanto molti pensino, mentre il mercato sconta già uno o due aumenti di un quarto di punto entro fine anno.
Lo spread si allarga e il petrolio brucia le speranze di ripresa
Parallelamente al crollo delle borse, un altro termometro della salute finanziaria del paese ha cominciato a salire pericolosamente: lo spread tra BTP decennali e Bund tedeschi ha toccato quota 84 punti base, con un incremento di 6 punti in poche ore che testimonia il nervosismo degli investitori internazionali sulla tenuta del debito italiano in un contesto di tassi potenzialmente in risalita. Il rendimento del decennale italiano si è attestato al 3,84%, un livello che comincia a farsi pesante per le casse pubbliche e che riflette la maggiore rischiosità percepita su un paese fortemente dipendente dalle importazioni energetiche come il nostro. Il petrolio, dal canto suo, ha continuato la sua corsa folle con il Brent che ha superato abbondantemente i 114 dollari al barile, in un rally innescato dalla paura di ulteriori attacchi alle infrastrutture di estrazione e distribuzione dell’oro nero nella regione del Golfo.
Sul fronte delle materie prime, è crollo libero anche per l’oro che, paradossalmente, in giornate come queste dovrebbe fungere da bene rifugio, e che invece ha perso oltre il 4% scendendo a 4.619 dollari l’oncia, probabilmente vittima di vendite forzate da parte di investitori istituzionali costretti a far cassa per coprire le perdite sui mercati azionari. Un comportamento anomalo che, unito alla forza del dollaro e alla debolezza diffusa di tutte le asset class rischiose, dipinge il quadro di una giornata da dimenticare per la finanza globale. Il FTSE Italia Mid Cap, che ha lasciato sul terreno il 2,87%, e il FTSE Italia Star, in calo del 2,1%, hanno fatto da contorno a un massacro generalizzato che ha visto pochissimi sopravvissuti, tra cui spiccano nomi come BFF Bank in controtendenza positiva e pochi altri titoli minori, troppo piccoli per invertire la rotta di un mercato che sembra aver imboccato una china pericolosamente discendente.
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Description: Piazza Affari crolla con Ftse Mib sotto 44mila punti. Vendite di massa su tutti i titoli, Inwit -16%. Focus su BCE e tensioni in Medio Oriente.




