La lunga mano di Bruxelles sull’e-commerce: Shein finisce sotto inchiesta per le bambole sessuali e il design che crea dipendenza

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non c’è pace per Shein, il colosso cinese del fast fashion online che negli ultimi anni ha letteralmente invaso il mercato globale con i suoi pacchi, e in generale per quel fenomeno ormai noto come enshittification delle piattaforme, ovvero quel degrado qualitativo che porta a riempire i cataloghi di prodotti sempre più orrendi, fatti peggio e, talvolta, decisamente illegali. L’Unione europea, dopo mesi di pressing e richieste formali, ha deciso di vederci chiaro e ha aperto un’inchiesta formale nei confronti della piattaforma, appellandosi al Digital Services Act (Dsa), il regolamento che da circa un anno disciplina il comportamento dei giganti del web -2. La mossa di Bruxelles arriva come un fulmine a ciel sereno per l’azienda asiatica, già finita nel mirino delle autorità francesi lo scorso novembre per la messa in vendita di bambole sessuali dall’aspetto inequivocabilmente infantile, un caso che aveva sollevato un polverone mediatico e politico non indifferente -7-9.

Il nodo dei prodotti illegali e le bambole che hanno scosso Parigi

L’indagine, che non ha ancora stabilito colpe ma intende approfondire tre macro-aree critiche, si concentra in primo luogo sui sistemi che Shein ha messo in campo per limitare la diffusione di merci proibite all’interno dei confini dell’Unione, con un’attenzione particolare a quei prodotti che potrebbero integrare il reato di materiale pedopornografico, citando esplicitamente il caso delle bambole sessuali dalle sembianze di minori -1-5. Proprio questo genere di articoli, come rivelato da inchieste giornalistiche e denunce pubbliche, era stato rintracciato sulla piattaforma, descritto talvolta in modo ambiguo e venduto a prezzi stracciati, innescando la reazione del governo francese che aveva tentato, senza successo per un intervento della magistratura parigina, di far bloccare il sito nell’esagono -4-10. La Commissione, guidata dalla vicepresidente per l’Autonomia tecnologica Henna Virkkunen, intende ora verificare se le policy e i meccanismi di controllo adottati dal gigante dell’e-commerce siano sufficientemente robusti per scongiurare la presenza di tali oscenità, o se invece ci si trovi di fronte a una carenza sistemica che richiederà misure correttive sostanziali -6-8.

Il design che manipola e gli algoritmi poco trasparenti

Oltre alla spinosa questione dei prodotti illegali, che da sola basterebbe a giustificare l’apertura di un fascicolo, gli inquirenti comunitari hanno messo nel mirino un altro aspetto cruciale del modello di business di Shein, ovvero il cosiddetto design adattivo o addictive design, quelle caratteristiche dell’interfaccia e del meccanismo di acquisto studiate per creare dipendenza negli utenti. L’ipotesi da cui muove Bruxelles è che sistemi di punteggi, premi e incentivi all’ingaggio, magari combinati con meccanismi di vendita lampo e pressione temporale, possano avere un impatto negativo significativo sul benessere psicofisico dei consumatori, in particolare dei più giovani, spingendoli ad acquisti compulsivi e a un utilizzo smodato dell’applicazione -3-6. Le autorità vogliono capire se la piattaforma abbia adottato le necessarie salvaguardie per mitigare questi rischi, come richiesto dalle nuove normative europee in materia di protezione del consumatore online.

Parallelamente, l’inchiesta si propone di fare luce sulla trasparenza dei sistemi di raccomandazione, quegli algoritmi che, sulla base dei dati di navigazione e degli acquisti pregressi, suggeriscono prodotti e contenuti agli utenti, creando una bolla personalizzata che spesso sfugge al controllo dell’utente stesso. Il Dsa impone alle piattaforme di grandi dimensioni di spiegare chiaramente i parametri utilizzati da questi motori di suggerimento e di offrire agli iscritti almeno un’opzione facilmente accessibile che non si basi sulla profilazione, un aspetto tutt’altro che secondario per garantire una scelta consapevole e libera da condizionamenti occulti -6-8. Shein, che ha il suo quartier generale europeo in Irlanda e conta circa 45 milioni di utenti mensili nel Vecchio Continente, rischia ora di dover dimostrare all’esecutivo comunitario di essere in regola, pena l’applicazione di pesanti sanzioni economiche che, in caso di violazioni accertate, potrebbero arrivare fino al 6% del fatturato globale annuo -2-3. Il procedimento, che non ha scadenze prefissate e dipenderà dalla collaborazione dell’azienda, rappresenta un banco di prova fondamentale per l’efficacia del Digital Services Act nel regolare l’operato dei colossi extraeuropei.

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