La neve balla il samba: Pinheiro Braathen regala al Brasile la prima storica medaglia sudamericana ai Giochi invernali
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Redazione Sport
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Il respiro gelido della pista Stelvio, a Bormio, si è improvvisamente riscaldato al ritmo del samba. In una giornata che resterà scolpita negli annali dello sport, Lucas Pinheiro Braathen, venticinquenne nato a Oslo da madre brasiliana e padre norvegese, ha riscritto la geografia delle Olimpiadi invernali, conquistando la medaglia d’oro nello slalom gigante maschile e regalando al Brasile, e all’intero Sudamerica, il primo podio della storia in una edizione dei Giochi sulla neve e sul ghiaccio -2-3. Un’impresa che sa di favola moderna, considerando che fino al 2024 l’atleta gareggiava per la Norvegia, salvo poi un clamoroso ritiro e un conseguente cambio di bandiera, scegliendo di rappresentare il paese d’origine della madre, una decisione che lo ha portato dritto nell’Olimpo dello sci mondiale -5-8.
L’impresa di Pinheiro Braathen, che ha chiuso le due manche con un tempo complessivo di 2 minuti e 25 secondi, ha dell’incredibile non solo per il valore intrinseco della prestazione, ma per la maturità tattica dimostrata -2. Partito con il pettorale numero uno, un potenziale svantaggio considerando l’evoluzione delle condizioni della pista, ha letteralmente ipnotizzato la concorrenza piazzando una prima manche da manuale in 1 minuto, 13 secondi e 92 centesimi, un crono che nessuno degli altri ottanta atleti in gara è riuscito ad avvicinare -7-8. Nella seconda discesa, complici anche le abbondanti nevicate cadute sulla pista lombarda, ha gestito il vantaggio con intelligenza, pur chiudendo con l’undicesimo tempo parziale, ma sufficiente per precedere di 58 centesimi il grande favorito e campione uscente, lo svizzero Marco Odermatt, a cui è andata la medaglia d’argento, e l’altro elvetico Loic Meillard, bronzo -2-3.
L’eco di questo risultato, che proietta il Brasile nel ristretto club delle nazioni dell’emisfero sud capaci di salire sul podio ai Giochi invernali, club fino ad oggi composto dalle sole potenze emergenti come Australia e Nuova Zelanda, ha varcato i confini dello sport per diventare un fenomeno popolare di dimensioni planetarie -4. A testimoniarlo, la telefonata che ha fatto il giro del mondo tra il neo-campione e una leggenda assoluta dello sci italiano, Alberto Tomba. Il due volte oro olimpico nel gigante, con la sua inconfondibile spontaneità, ha voluto omaggiare Pinheiro Braathen, scambiando con lui parole di sincera ammirazione in un italiano stentato ma pieno di affetto: “Ciao fratello mio, come stai?”, ha esordito il brasiliano, visibilmente commosso. “Bravo, congratulazioni – gli ha risposto Tomba – Una medaglia d’oro per il Brasile, ci stai credendo? Stai piangendo come me, sei il migliore” -6. Un passaggio di testimone ideale, che ha suggellato l’ingresso di un nuovo eroe nel pantheon dello sci mondiale.
Il flop azzurro e il riscatto mancato sulle nevi di casa
Se per il Brasile e per il Sudamerica il 14 febbraio 2026 rappresenta una data storica, per l’Italia e per i suoi portacolori quella di Bormio è stata una giornata da dimenticare in fretta, l’ennesima battuta d’arresto in un’Olimpiade che per il momento sta riservando più ombre che luci. Le speranze azzurre di medaglia nel gigante maschile si sono infrante contro il muro della pista e contro una condizione atletica non all’altezza dell’evento. Alex Vinatzer, atteso come uno dei possibili protagonisti, ha chiuso la sua prima manche con un pesantissimo ritardo di oltre due secondi dal leader, un distacco che ne ha di fatto precluso l’accesso a una seconda discesa competitiva, mentre Luca De Aliprandini è stato tradito dalla neve perdendo uno sci già nel corso del primo atto -5-7.
Il sabato nero dello sci azzurro si inserisce in un contesto più ampio di difficoltà per la squadra italiana, che nell’ottava giornata di giochi è rimasta a secco di podi, bloccata a quota diciotto medaglie complessive e staccata in testa al medagliere da una Norvegia sempre più dominante -5. Oltre alle delusioni in pista, non sono mancati i casi di sfortuna e le polemiche, come la beffa subita da Pietro Sighel nello short track: l’azzurro, dopo un contatto con l’ucraino Oleh Handei provocato da un cambiamento di traiettoria dell’olandese Friso Emons, è stato squalificato nei 1500 metri e il successivo ricorso presentato dalla Nazionale è stato respinto, impedendogli di accedere alle fasi successive -10.
Australia e il vento del cambiamento nel medagliere invernale
A movimentare la classifica a suon di risultati inattesi ci ha pensato anche l’Australia, che con la sua spedizione olimpica sta confermando una crescita inesorabile nelle discipline invernali. Dopo l’oro di Cooper Woods nelle gobbe, il paese oceanico ha continuato a collezionare piazzamenti di prestigio, scalando posizioni nel medagliere e piazzandosi davanti a potenze tradizionali come il Canada e la Cina, almeno per quanto riguarda il numero di medaglie d’oro conquistate -9. Un segnale chiaro di come l’equilibrio dello sport invernale stia mutando, con nuove nazioni pronte a insidiare il predominio storico di Norvegia, Germania, Austria e Svizzera.
L’exploit di Pinheiro Braathen, dunque, non è solo una pagina di sport meravigliosa, ma rappresenta uno spartiacque per intere generazioni di atleti provenienti da paesi privi di tradizione sulla neve. Il nuovo campione olimpico, già capace di vincere in Coppa del Mondo a Levi nel novembre del 2024 con i colori brasiliani, ha dichiarato di sperare che la sua luce possa illuminare il cammino di altri ragazzi, spingendoli a seguire il cuore e a credere nei propri sogni al di là di ogni barriera geografica o climatica -2. Un messaggio potente che, unito all’abbraccio virtuale di Tomba e alla commozione di un intero continente, rende questa edizione di Milano Cortina 2026 memorabile ben oltre i confini italiani.




