Decreto bollette, via libera agli emendamenti: semplificazione per i data center in arrivo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il governo, recependo le istanze dell’associazione di categoria Ida (Italian data center association) durante la conversione in aula del Decreto legge Bollette, ha deciso di accogliere gli emendamenti che puntano a riscrivere le regole del settore. L’obiettivo dichiarato, come sottolineato dal presidente di Ida, Sherif Rizkalla, è quello di snellire un iter autorizzativo che, finora, aveva rappresentato uno dei principali colli di bottiglia per gli investitori esteri. L’approvazione in prima lettura alla Camera dei deputati, accolta con favore dallo stesso Rizkalla, segna dunque un primo passo concreto verso la creazione di un quadro normativo più chiaro, capace di tenere il passo con una domanda di infrastrutture digitali che, nel nostro Paese, sta letteralmente esplodendo. Non si tratta, va detto, solo di burocrazia: dietro la necessità di accelerare le pratiche si cela la sfida più grande, quella di alimentare questi “mostri” silenziosi di energia pulita, una risorsa che in Italia, specie al Nord, inizia a scarseggiare sul mercato della capacità disponibile.

Milano, la corsa dei giganti: da CyrusOne a Digital Realty

Mentre il legislatore cerca di mettere ordine, il mercato corre veloce. Ne è un esempio lampante l’ingresso trionfale di CyrusOne, colosso globale del settore, che ha scelto Segrate, nell’hinterland milanese, per il suo primo hub tricolore. Il progetto MIL1, che sorgerà su un’area industriale dismessa, non è solo una questione di potenza di calcolo: qui si parla di 27 megawatt di capacità iniziale, destinati a funzionare al 100% grazie a fonti rinnovabili. L’accordo siglato con gli enti locali, che prevede un investimento di sei milioni di euro per la riqualificazione del verde e della mobilità, dimostra come i nuovi modelli di sviluppo cerchino di risolvere il paradosso ambientale. In particolare, il sistema di recupero del calore prodotto dai server (un problema tecnico non da poco) è stato progettato per essere riutilizzato, trasformando uno scarto energetico in una risorsa per il territorio.

Ma l’ondata non si ferma qui. La statunitense Digital Realty, gigante delle soluzioni carrier-neutral quotato al Nasdaq, ha deciso di puntare forte sull’Italia con un piano che vale due miliardi di euro. Dopo l’esordio nella capitale, la società ha messo nel mirino Milano, completando acquisizioni strategiche per ritagliarsi un ruolo da protagonista nella connettività del Sud Europa. È un meccanismo virtuoso, quello dell’indotto, che però solleva un interrogativo pesante: l’energia necessaria per accendere questi centri, dove la si trova?

Il nodo energia e l’effetto “trascinamento” del Politecnico

L’interesse degli hyperscaler (i giganti del cloud) per l’Italia non è casuale, ma risponde a una logica geografica precisa. L’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, guidato da Luca Dozio, monitora costantemente questo fenomeno, evidenziando come il Belpaese sia sempre più visto come un hub naturale del Mediterraneo. Tuttavia, la tensione sulla rete elettrica è palpabile. Mentre Milano diventa la “capitale” indiscussa dei dati, assorbendo la fetta maggiore degli investimenti (si guarda già al superamento del Gigawatt di potenza nei prossimi anni), le proteste per l’impatto energetico e ambientale di queste infrastrutture si fanno sentire, soprattutto oltreoceano.

La semplificazione dei permessi, insomma, rischierebbe di essere vana se non accompagnata da un potenziamento sostanziale delle linee di trasmissione nazionale. Il nuovo provvedimento, recependo le richieste di Ida, prova a dare una risposta anche su questo fronte, cercando di standardizzare le procedure che oggi vedono Lombardia (dove si ottengono le concessioni in un anno) e Lazio (dove i tempi si allungano drammaticamente) su binari diametralmente opposti. A fare da contraltare, nel dibattito, c’è la necessità di non favorire solo i grandi gruppi internazionali a discapito degli operatori locali, un tema caldo che riguarda il futuro della connettività nazionale.

Dalla carta ai cantieri: la sfida della realizzazione

Nonostante l’entusiasmo per le semplificazioni annunciate, la strada verso la realizzazione resta irta di ostacoli. Gli annunci multimiliardari, come quelli di Digital Realty (che prevede una prima fase da 8 MW pronta nel 2028 a Milano, oltre al campus di Roma), devono fare i conti con la fisicità dei cantieri. A Segrate, CyrusOne ha già avviato i lavori, fissando un traguardo per il primo modulo operativo nel 2027. Questa accelerazione è il termometro di una domanda – trainata dall’intelligenza artificiale e dal cloud – che non ammette ritardi.

Eppure, lo scollamento tra investimenti annunciati e potenza effettivamente connessa alla rete rimane un’incognita. Il provvedimento approvato alla Camera tenta di ridurre questo scarto, intervenendo su quella che gli addetti ai lavori chiamano la “destinazione d’uso” dei data center, finora spesso non contemplata dai piani regolatori comunali. L’auspicio, espresso indirettamente dalle associazioni di categoria, è che l’Italia non perda il treno di una rivoluzione industriale silenziosa, dove chi possiede la capacità di calcolo, domani, governerà l’economia.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.