Sgombero all'alba al parco del Pilastro: fermati sei attivisti del comitato Mu.Basta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È durata poco più di trenta minuti, stando alle prime ricostruzioni, l'operazione condotta dalle forze dell'ordine per liberare l'area del cantiere occupato al parco Mitilini-Moneta-Stefanini, nel quartiere Pilastro di Bologna. Gli agenti della polizia, con diverse squadre del reparto mobile e mezzi pesanti tra cui due idranti, sono entrati in azione intorno alle sette di questa mattina per sgomberare il presidio permanente che da giorni bloccava i lavori per la realizzazione del nuovo Museo dei Bambini, il MuBa. Sul posto, la tensione è salita rapidamente quando le divise hanno iniziato a rimuovere le tende e le barricate artigianali con cui gli attivisti avevano delimitato lo spazio conteso, e nel corso delle operazioni si sarebbero verificati momenti di contatto fisico, con spinte e l'uso degli scudi per allontanare i manifestanti. Il bilancio fornito dal comitato Mu.Basta parla di cinque persone tratte in questura, sebbene fonti di stampa aggiornino il numero a sei fermi, e di un uomo rimasto ferito, per il quale è stato necessario l'intervento di un'ambulanza, giunta sul luogo con quello che alcuni testimoni definiscono un certo ritardo.

La genesi della protesta e l'occupazione dell'area verde

La contestazione, che nelle ultime ore aveva visto una cinquantina di attivisti alternarsi al parco, affonda le radici nella decisione dell'amministrazione comunale di procedere con un progetto fortemente voluto ma altrettanto osteggiato da una parte dei residenti. Nei giorni scorsi, l'arrivo delle ruspe per il taglio di quattro alberi, un intervento propedeutico alla costruzione della struttura di tre piani, aveva innescato la reazione del comitato, con alcuni manifestanti che erano riusciti a divellere le transenne del cantiere per poi insediarvisi stabilmente, piantando tende e organizzando momenti di aggregazione. Quella che era nata come una forma di protesta contro l'abbattimento di quelli che alcuni residenti più anziani avevano visto piantare negli anni Sessanta, si era trasformata in un presidio permanente e in un simbolo della resistenza a quella che viene definita un'ulteriore cementificazione del quartiere. Gli stessi attivisti, come si legge nei loro comunicati diffusi prima dello sgombero, avevano organizzato attività e laboratori per coinvolgere il territorio, cercando di allargare il fronte del dissenso contro un'opera che considerano calata dall'alto e lesiva del polmone verde del Pilastro.

Le dinamiche dello scontro e i primi accertamenti

La mattinata di oggi ha visto quindi l'irrompere della forza pubblica per ripristinare la legalità e consentire la ripresa dei lavori, interrotti dall'invasione dell'area. Secondo le cronache locali, gli agenti in tenuta antisommossa hanno circondato l'accampamento e proceduto allo sgombero vero e proprio, mentre i manifestanti tentavano di opporre resistenza. Nel parapiglia, come riportato da alcuni testimoni, un attivista è rimasto ferito e, al sopraggiungere dei soccorsi, si sarebbero registrati ulteriori momenti di tensione tra la folla e le forze dell'ordine. I fermati, la cui identità non è stata ancora ufficialmente resa nota, sono stati condotti negli uffici di piazza Roosevelt per le procedure di identificazione e per accertare la loro posizione rispetto alle accuse di resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento che potrebbero profilarsi all'orizzonte. La zona del cantiere, ora, è tornata sotto il controllo delle imprese incaricate dei lavori, mentre un piccolo gruppo di manifestanti si è spostato poco distante, dando vita a un nuovo presidio di fronte alla biblioteca Luigi Spina e annunciando l'intenzione di presidiare anche la questura.

Le ragioni del comitato e la posizione dell'amministrazione

Il comitato Mu.Basta, che raccoglie residenti e attivisti, ha sempre rivendicato la natura pacifica della propria azione, finalizzata alla tutela di uno spazio vissuto come luogo di socialità primario per il rione. L'occupazione del cantiere, secondo i portavoce, era l'unico modo per impedire materialmente la prosecuzione di un'opera che, a loro dire, sacrifica alberi sani e suolo pubblico a vantaggio di una struttura la cui reale utilità per il quartiere non sarebbe stata sufficientemente dimostrata. Nei giorni scorsi, l'assessore alla Scuola Daniele Ara aveva ribadito la ferma volontà di portare avanti il progetto, sostenuto da un percorso partecipativo e da un bilancio arboreo che l'amministrazione definisce positivo, chiudendo però la porta a qualsiasi interlocuzione con chi ostacola i cantieri con modalità ritenute violente. Una posizione, quella di palazzo d'Accursio, che non lascia spiragli a trattative in presenza di blocchi fisici, mentre dall'altra parte gli attivisti, anche dopo lo sgombero di oggi, promettono di non abbandonare la partita e di continuare la mobilitazione per chiedere il rilascio dei fermati e, sullo sfondo, la cancellazione definitiva del progetto.

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