Le crypto di Trump affondano dopo l’annuncio dei dazi sulla Cina
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Redazione Economia
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Le nuove tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, esplose venerdì dopo l’annuncio di possibili dazi aggiuntivi, hanno travolto l’ecosistema crypto legato alla famiglia Trump. Le vendite, innescate dalla mossa protezionistica, si sono rapidamente estese alle principali monete riconducibili al gruppo, registrando crolli che hanno superato, in alcuni casi, il trenta per cento. Un fenomeno che, sebbene inserito in un contesto di volatilità generale, ha colpito in modo particolare questi asset, i quali appaiono sempre più sensibili alle dichiarazioni di politica economica.
Il tracollo dei token legati alla famiglia Trump
Il token WLFI, acronimo di World Liberty Financial e considerato il perno di questo sistema finanziario digitale, ha perso oltre il trenta per cento del proprio valore nel giro di poche ore. A seguirlo nel precipizio, se ne sono visti molti altri: Trump Coin e Melania Coin, infatti, hanno registrato performance similari, scendendo anch'essi di una percentuale compresa tra il trenta e il trentatré per cento. Questi dati, che emergono dalle analisi di settore, delineano un quadro di forte sofferenza per un comparto che spesso riflette, in maniera amplificata, l’andamento della percezione pubblica e degli umori dei mercati.
Il contesto più ampio della crisi crypto
La tempesta perfetta che si è abbattuta sul settore, venerdì, non ha risparmiato neppure i giganti del mondo digitale. Bitcoin, per citare il caso più emblematico, è crollato sotto la soglia psicologica dei centodiecimila dollari, alimentando timori e incertezze. Gli analisti del Kobeissi Letter, in una nota, hanno sottolineato come il crash improvviso – che in ventiquattro ore ha spazzato via fino al novantacinque per cento del valore di alcune valute – sia stato innescato da una combinazione di fattori a breve termine. Tra questi, hanno menzionato l’“eccessiva leva finanziaria”, il “rischio” e, non ultimo, l’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di dazi del cento per cento sulla Cina. Una mossa, quest’ultima, che ha agito da detonatore per una correzione già latente.
Le dinamiche tecniche dietro le quinte
A complicare il quadro, contribuendo alla confusione generale, si sono aggiunte le significative discrepanze di prezzo osservate tra i diversi exchange. È capitato, infatti, che il valore di un asset come Ethereum potesse variare anche del dieci per cento da una piattaforma all’altra, creando opportunità di arbitraggio ma anche una percezione di instabilità. Questa divergenza, se da un lato è fisiologica in mercati decentralizzati e sempre aperti, in momenti di panico acuto può accentuare le oscillazioni, spingendo alcuni a vendere in fretta e altri a tentare acquisti sperando in un rimbalzo. Nonostante il tonfo, molti osservatori ritengono che l’episodio non abbia “implicazioni fondamentali a lungo termine” per il mercato nel suo complesso, il cui destino rimane legato a fattori macroeconomici più ampi.




