L'oro e i venti della geopolitica: il 2025 di record e le prospettive per il 2026

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nonostante una lieve flessione nella seduta di venerdì, trainata da un dollaro più forte e dalle chiusure tecniche di fine anno, il prezzo dell’oro si appresta a chiudere una settimana ancora in territorio positivo, confermando una resilienza che ha caratterizzato l’intero esercizio 2025. L’indicatore più significativo, che ha spinto il metallo verso un guadagno settimanale, è stato il dato sull’inflazione statunitense, giunto più debole del previsto e capace di alimentare le attese del mercato per futuri tagli dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve. Questa dinamica, se da un lato ha temporaneamente ridotto l’attrattiva del bene rifugio come copertura dall’inflazione galoppante, dall’altro ha aperto uno scenario di allentamento monetario che gli investitori, in cerca di asset sicuri, hanno già iniziato a scontare. L’oro spot, dopo aver sfiorato i massimi storici toccati in ottobre, viaggia infatti su livelli prossimi ai 4.300 dollari l’oncia, una cifra che solo pochi mesi fa sarebbe parsa irraggiungibile.

Le forze strutturali dietro la corsa

L’anno che si sta per concludere, contraddistinto da tensioni economiche e politiche di ampia portata, si è rivelato eccezionale per i metalli preziosi, con l’oro che ha guadagnato oltre il 60% e segnato più di cinquanta nuovi record. Una performance che ha sorpreso molti, considerando come il metallo giallo non avesse mai superato la soglia psicologica dei 3.000 dollari prima del marzo scorso. Secondo l’analisi di Cracco, amministratore delegato di Gold Avenue, questi movimenti non sono affatto casuali ma sono guidati da “forze strutturali potenti”, le quali, a suo giudizio, resteranno pienamente operative anche nel prossimo futuro. Si tratta di elementi che vanno ben al di là delle semplici fluttuazioni valutarie o dei dati macroeconomici mensili, radicandosi invece in un panorama globale profondamente mutato.

Lo scenario geopolitico come motore

Il quadro internazionale, del resto, offre pochi spazi per l’ottimismo e molti per la ricerca di porti sicuri. L’amministrazione del presidente Trump, insediatasi per un nuovo mandato, ha inaugurato una decisa guerra commerciale contro la Cina, una mossa che ha innescato una fase di attrito le cui conseguenze, come è facile immaginare, si prolungheranno ben oltre il confine del 2025. A questo si sommano, in un mix esplosivo, conflitti armati in diverse regioni, il progressivo sfaldamento degli accordi e delle istituzioni multilaterali, e le persistenti minacce legate al cambiamento climatico. Non va dimenticato, infine, il ruolo dell’intelligenza artificiale, settore in rapidissima ascesa ma anche potenziale fonte di una bolla speculativa. In un tale contesto, i mercati finanziari hanno registrato oscillazioni marcate, spingendo una parte significativa del capitale verso asset tradizionalmente considerati stabili.

Le previsioni per il nuovo anno

Proprio questa congiuntura complessa, fatta di incertezze politiche e di ripensamenti strategici nelle stanze dei bottoni di mezzo mondo, fa presupporre agli analisti che la corsa all’oro non si arresterà con il suono della mezzanotte del 31 dicembre. Al contrario, tutto lascia pensare che il 2026 potrebbe riservare ulteriori sorprese, con il metallo prezioso che, secondo alcune proiezioni, potrebbe addirittura puntare verso quota 5.400 dollari l’oncia. Una simile evoluzione, che coinvolgerebbe anche l’argento e altri metalli, non avrebbe il semplice significato di un numero su uno schermo di borsa, ma andrebbe a modificare in modo sostanziale gli equilibri geopolitici ed economici globali. La domanda di oro, sia essa per fini di investimento, di riserva monetaria o di protezione del patrimonio, sembra dunque destinata a rimanere sostenuta, alimentata da quelle stesse tensioni che ne hanno decretato il successo in un anno tanto difficile e turbolento.

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