Paola Turci a Verissimo: «Potevo evitare di sposarmi, è stato un amore tossico»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non c’è mai stata, tra le pieghe delle dichiarazioni rilasciate ieri nel salotto di Silvia Toffanin, alcuna volontà di riscrivere la storia o di gettare fango su un passato ormai archiviato. Paola Turci, ospite della trasferta televisiva del sabato pomeriggio, ha invece scelto la strada della verità cruda, quella che sa di terapia e di consapevolezza acquisita sul campo, per commentare la fine del matrimonio – o meglio, dell’unione civile – con Francesca Pascale. Un’unione durata ufficialmente dal 2022 al 2024, che la cantautrice ha descritto con un’onestà quasi spiazzante: «Potevo anche evitare di sposarmi. L’ho fatto per amore, ma poi non è andata, va bene così». Una frase, questa, che da sola racchiude l’intero paradosso di un rapporto nato sotto i riflettori e spentosi nel silenzio più totale, senza che oggi rimanga – a detta della diretta interessata – alcun tipo di contatto o di rapporto residuo.
L’ammissione sull’amore tossico e le nozze con Andrea Amato
Se l’ex compagna, Francesca Pascale, aveva già definito in passato la loro relazione con l’aggettivo «tossico», Paola Turci non solo ha confermato quella lettura, ma l’ha fatta propria. «Ha ragione – ha ammesso la cantante, riprendendo il filo del discorso – è vero. Non ci si comprendeva reciprocamente». Una resa, la sua, che non suona come una sconfitta, bensì come il risultato di un’analisi spietata delle diversità. Turci ha raccontato di essersi lasciata guidare dall’istinto e «non dal pregiudizio», ribadendo con fermezza una linea di coerenza personale che non ha mai voluto tradire, neppure quando la discrezione e la riservatezza tipiche del suo carattere le avrebbero suggerito di tacere. È stato, quello con Francesca Pascale, il secondo matrimonio per l’artista: il primo, celebrato con Andrea Amato tra il 2010 e il 2012, appartiene ormai a un capitolo diverso della sua vita. Dell’ex marito, oggi impegnato in una nuova famiglia, la Turci ha conservato solo un ricordo affettuoso, distante anni luce dalle tensioni che hanno segnato l’addio alla Pascale.
La molestia a 13 anni e la rivalsa nella scrittura
Non c’è solo la fine di un amore, nel lungo racconto rilasciato a Verissimo, a pesare sul vissuto della cantautora romana. Con la stessa schiettezza, Paola Turci ha toccato una ferita ben più antica e profonda, sepolta per decenni nel silenzio: la molestia subita a soli tredici anni. Un trauma che l’artista ha finalmente scelto di esorcizzare attraverso la musica, come ha spiegato ai microfoni, raccontando di aver trasformato quel dolore in una canzone. «Mi ha aiutato a tirare fuori tutto – ha detto –, a quella canzone ho dato un finale diverso rispetto a quello che mi è accaduto: una specie di rivalsa, di vendetta, o meglio ancora, la giustizia». Non c’è mai stata una denuncia formale per quell’episodio, ha precisato la Turci, né un racconto immediato ai familiari, se non dopo molto tempo. «L’ho detto a mia mamma – ha spiegato – ma è stato molto difficile perché era una persona che i miei conoscevano». A prevalere, per anni, furono i sensi di colpa, una sensazione «assolutamente sbagliata» ma terribilmente comune tra le vittime, che per lungo tempo le ha impedito di aprirsi.
Il dramma dell’incidente del 1993 e la carriera artistica
A completare il mosaico di una vita costellata da rinascite, c’è poi il capitolo più duro dal punto di vista fisico, quello legato all’incidente automobilistico del 1993. Un dramma che poteva costarle la vita e che invece le ha lasciato una cicatrice indelebile sul volto, oltre a un bagaglio di sofferenza e resilienza. L’artista, che oggi presenta il nuovo singolo “Vita mia” e che si appresta a tornare sotto i riflettori, rievoca lo schianto come uno spartiacque esistenziale: prima c’era il sogno di fare l’attrice, interrotto bruscamente sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria. «Andavo a 80 all’ora – ha ricordato in passato – poi il crash e la macchina si è accartocciata». Ci vollero tredici interventi chirurgici per ricostruirle il volto, ma la determinazione a non soccombere è stata più forte delle cicatrici. Laureata in Economia e Gestione delle Arti, la Turci ha saputo trasformare ogni caduta in un gradino per risalire, costruendo una carriera lunga decenni che l’ha resa una delle interpreti più amate della scena musicale italiana. Oggi, single e concentrata sul lavoro, guarda al futuro con la stessa libertà di sempre: «Se mi piace, sto con una donna», ha ribadito in più occasioni, senza mai rinnegare le proprie scelte affettive.




