Sfilò al corteo del 25 aprile con la bandiera di Hezbollah: 34enne indagata per istigazione al terrorismo

Sfilò al corteo del 25 aprile con la bandiera di Hezbollah: 34enne indagata per istigazione al terrorismo
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non è passato inosservato il gesto di quella donna, una portoghese di 34 anni residente a Milano, che lo scorso 25 aprile ha scelto di partecipare al corteo per la Liberazione avvolta nella bandiera di Hezbollah. Quello che per molti è stato recepito come un affronto inaccettabile e uno sfregio alla celebrazione condivisa, per la magistratura rappresenta ora il fulcro di un'indagine per istigazione al terrorismo.

La perquisizione, eseguita all'alba dai carabinieri del Ros su disposizione del pm Alessandro Gobbis, ha portato alla luce un quadro di episodi contestuali che vanno ben oltre la singola manifestazione.

Il gesto provocatorio e le indagini del Ros

La 34enne, fervente sostenitrice delle cause mediorientali e della Repubblica Islamica dell'Iran, è finita al centro di un'inchiesta che ipotizza per lei e per altri quattro indagati i reati di istigazione a delinquere finalizzata al terrorismo internazionale e apologia di associazione terroristica. Il braccio armato di Hezbollah, l'Eso, è infatti riconosciuto come organizzazione terroristica, e sventolarne il vessillo in un contesto istituzionale come quello della Festa della Liberazione ha assunto ai fini investigativi un significato preciso.

I militari del reparto anticrimine hanno eseguito il decreto del pubblico ministero, che contesta alla donna almeno tre diversi episodi, tra cui la partecipazione a manifestazioni in appoggio alla teocrazia di Teheran.

Il profilo dell'attivista e gli episodi contestati

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la donna non si è limitata a ostentare fisicamente il simbolo di Hezbollah durante il corteo del 25 Aprile, ma avrebbe anche alimentato il messaggio tramite i social network. La sua presenza in piazza, tra l'ostentazione provocatoria e lo sfregio del messaggio neanche tanto subliminale, è stata accompagnata da attività su Instagram dove, stando all'accusa, istigava a commettere delitti di matrice terroristica.

La perquisizione, eseguita con contestuale informazione di garanzia, rappresenta un tassello significativo di un'indagine più ampia coordinata dal pm Gobbis, che mira a ricostruire la rete di contatti e le attività di un gruppo di attivisti filo-ayatollah presenti sul territorio milanese.

Le conseguenze giudiziarie per l'attivista filo-iraniana

La scelta di sventolare un vessillo quanto meno ambiguo in un contesto di celebrazione condivisa ha esposto la 34enne a un'accusa pesante, che la magistratura ha deciso di approfondire con un decreto di perquisizione. L'informazione di garanzia notificata ai Carabinieri del Ros, se da un lato formalizza la posizione di indagata, dall'altro segna l'avvio di un procedimento penale che dovrà chiarire se l'utilizzo della bandiera e i post sui social integrino effettivamente gli estremi del reato di apologia.

Gli inquirenti stanno verificando i contenuti specifici dei messaggi diffusi nei giorni precedenti e successivi alla manifestazione, per valutare il confine tra l'attivismo politico e l'istigazione a delinquere. La donna, nata in Portogallo ma ormai radicata nel capoluogo lombardo, risponde ora di un'accusa che potrebbe avere risvolti significativi, in attesa che il gip si pronunci sulla richiesta di ulteriori accertamenti avanzata dalla procura.

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