Schillaci e le liste d’attesa: «Nessuna guerra con le Regioni, ma serve collaborazione»
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Redazione Interno
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«La sanità non è una questione di appartenenza politica»: così il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervistato dal Corriere della Sera, smorza i toni sul presunto scontro con le Regioni riguardo alle liste d’attesa. Il confronto, spiega, avviene su un piano «tecnico e istituzionale», lontano da logiche ideologiche, in un processo che definisce «dialettico e normale» in un sistema complesso come quello sanitario italiano. L’obiettivo, ribadisce, è comune: garantire prestazioni più efficienti ai cittadini.
Se le critiche dei governatori – tra cui spicca quella del leghista Luca Zaia, pronto a rivolgersi alla Corte costituzionale – dipingono un clima teso, Schillaci insiste nel sottolineare che il problema non risiederebbe nella legge, bensì nella sua applicazione disomogenea. A sostegno della sua tesi, cita il caso del Lazio, dove i tempi d’attesa sono crollati da 42 a 9 giorni per le prestazioni garantite. Un miglioramento che dimostrerebbe come, laddove si agisca con determinazione, i risultati arrivino.
I dati raccolti dalla piattaforma di monitoraggio Agenas, tuttavia, restituiscono un quadro frammentato. Alcune Regioni, osserva il ministro, hanno adempiuto con precisione all’invio delle informazioni; altre, invece, sono ancora in fase di adeguamento dei sistemi informativi. Una situazione a «macchia di leopardo» che rende difficile valutare l’efficacia complessiva delle misure adottate.




