Ruvolo, un no secco da Gedi per il sogno su Repubblica

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nel panorama, tutt'altro che statico, delle trattative che riguardano il quotidiano "La Repubblica", dove i nomi che circolano spaziano dall'armatore greco Theodore Kyriakou a Leonardo Maria del Vecchio, si è inserita con tempestività, seppur con esito negativo, la figura di Stefano Ruvolo. L'imprenditore, che opera principalmente nei settori del turismo e dei servizi nonché presidente di Confimprenditori, ha tentato la carta dell'acquisizione, seppur parziale, del giornale romano, bussando alla porta della Gedi, il gruppo editoriale controllato da Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann. L'approccio, per quanto formalizzato attraverso una PEC inviata lo scorso venerdì dalla sua società LVDI Srl, editrice de "La Voce dell'Imprenditore", ha ricevuto una risposta quasi immediata, che ha chiuso sul nascere ogni tipo di trattativa.

La formalizzazione e il cortese diniego

La manifestazione d'interesse, che Ruvolo ha fatto pervenire per conto di una cordata, non lasciava spazio a equivoci riguardo alle sue intenzioni, puntando a una "possibile acquisizione, integrale o parziale, del quotidiano La Repubblica e delle relative attività editoriali e digitali connesse". Una mossa, la sua, che dimostrava come l'attrazione per testate storiche del calibro di Repubblica non si limiti soltanto a grandi capitali internazionali, ma possa coinvolgere anche realtà imprenditoriali di dimensioni più contenute, le quali, tuttavia, aspirano a giocare un ruolo significativo nel complesso scacchiere dell'informazione nazionale. La Gedi, dal canto suo, non ha fatto attendere la sua replica, precisando pubblicamente, con un comunicato stringato, di aver "declinato tale proposta", senza aprire spiragli per ulteriori approfondimenti o per una due diligence sui conti del quotidiano.

Un progetto editoriale che non decolla

Quello che Ruvolo aveva in mente, stando alle ricostruzioni, era un disegno ambizioso che avrebbe potuto segnare una nuova via per il giornalismo d'impresa, immaginando per Repubblica un futuro simile a quello de "Il Sole 24 Ore" in relazione a Confindustria, ma ispirandosi, al contempo, al modello gestionale del gruppo Rcs, editore del "Corriere della Sera". Un tentativo, in altre parole, di creare un polo che rappresentasse in modo compiuto l'arco editoriale tricolore, unendo la forza di un grande quotidiano generalista a una visione più marcatamente legata al mondo produttivo. L'idea, però, di una "Repubblica delle pmi", come qualcuno l'ha definita, si è scontrata con la realtà dei fatti, venendo bloccata ancor prima che potesse essere vagliata nei suoi aspetti concreti.

Le reazioni e lo scenario

Il rifiuto, per quanto cordiale, da parte della Gedi conferma la complessità delle operazioni che riguardano testate di simile rilevanza e lascia intendere come le strategie del gruppo proprietario possano essere orientate verso altre direzioni o interlocutori di diverso profilo. La rapidità con cui la porta è stata chiusa, senza neanche concedere lo spazio per un'ispezione dei libri contabili, suggerisce una linea chiara e definita da parte della proprietà, la quale, evidentemente, non ritiene che questa sia la strada da percorrere per il futuro del quotidiano. La vicenda, al di là dell'esito, rimarca comunque l'interesse vivo che circonda il destino di Repubblica, un interesse che continua a generare proposte e a tenere alta l'attenzione sul mondo dell'editoria, in un momento particolarmente delicato per l'intero settore.

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