Dazi Usa, l’Europa trattiene il fiato: accordo in bilico tra scadenze e divergenze
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Redazione Interno
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Mentre l’amministrazione Trump si prepara a far scattare, a partire dal primo agosto, i nuovi dazi sulle merci europee – con aliquote che potrebbero oscillare tra il 10% e il 30% – Bruxelles ammette che la dichiarazione congiunta con Washington, attesa per domani, potrebbe slittare. A rivelarlo è Olof Gill, portavoce della Commissione Ue per il Commercio, che durante il briefing con i giornalisti ha lasciato intendere come i tempi tecnici per formalizzare l’intesa raggiunta domenica a Turnberry tra Ursula von der Leyen e il presidente americano potrebbero allungarsi.
Quella che doveva essere una stretta mano tra i due leader – con l’Europa che sperava di fissare una tariffa base del 15%, più favorevole rispetto alle minacce iniziali – rischia di arenarsi sui dettagli. Se da un lato, infatti, l’accordo verbale lasciava intravedere una tregua commerciale, dall’altro permangono divergenze sostanziali su settori chiave come l’acciaio, il vino e i farmaci, esclusi per ora dalle esenzioni. Non solo: mentre la Gran Bretagna è riuscita a ottenere condizioni più vantaggiose, con dazi al 10%, paesi come il Brasile si trovano a dover affrontare penalizzazioni del 50%, spinte da motivazioni che vanno oltre la semplice logica economica.
La digital tax, poi, rimane fuori dal tavolo negoziale, segno che le trattative sono ancora lontane da una chiusura definitiva. Quel che è certo è che, anche qualora la dichiarazione congiunta venisse pubblicata nei prossimi giorni, si tratterebbe di un documento non vincolante, lasciando spazio a ulteriori aggiustamenti. Intanto, l’incertezza regna sovrana, e con essa il timore che la guerra commerciale – nella quale, come ripetono gli analisti, non esistono veri vincitori – possa acuire le tensioni già esistenti.




