Gaza, lanci di aiuti e tregue umanitarie: Israele nega la carestia ma la crisi alimentare si aggrava
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Redazione Esteri
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Gerusalemme – Mentre la crisi umanitaria a Gaza raggiunge livelli drammatici, con migliaia di palestinesi ridotti alla fame e almeno 122 vittime – tra cui molti bambini – per malnutrizione, Israele ha annunciato la ripresa dei lanci aerei di aiuti alimentari. «Lo facciamo per confutare l’accusa che siamo noi ad affamare i palestinesi», hanno spiegato fonti governative, sottolineando che l’operazione è coordinata con organizzazioni internazionali e l’aviazione militare. Sette pallet contenenti farina, zucchero e cibo in scatola saranno paracadutati nella Striscia, un gesto che però rischia di essere poco più che simbolico, considerando l’enorme fabbisogno della popolazione.
Intanto, dopo pressioni diplomatiche – tra cui quella del governo italiano – Tel Aviv ha concordato con le Nazioni Unite una serie di «pause umanitarie» per facilitare la distribuzione degli aiuti. A partire dalle 10 ora locale, i combattimenti si fermeranno in alcune aree, tra cui il nord della Striscia, permettendo ai convogli di raggiungere i civili. Una misura che, sebbene necessaria, arriva dopo mesi di ritardi e accuse reciproche: da una parte Israele, che definisce «propaganda di Hamas» le denunce sulla carestia; dall’altra le agenzie umanitarie, che parlano di «catastrofe evitabile».
Ma mentre si discute di corridoi sicuri, tonnellate di aiuti – bloccate per settimane al valico di Kerem Shalom – sono andate perdute perché deteriorate o distrutte dall’esercito israeliano. Un episodio che ha scatenato ulteriori polemiche, soprattutto alla luce delle testimonianze da Gaza, dove intere famiglie sopravvivono con un pasto al giorno, quando va bene. «Qui si muore di fame, non di bombe», racconta un operatore sanitario, mentre i medici segnalano casi sempre più frequenti di decessi per denutrizione.




