Israele consente i lanci di cibo a Gaza ma nega la carestia, arrestato e rilasciato il gran muftì di Gerusalemme
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Redazione Esteri
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Mentre l’esercito israeliano autorizza i Paesi stranieri a effettuare lanci di aiuti alimentari sulla striscia di Gaza, ribadendo che non esiste una carestia generalizzata, le tensioni a Gerusalemme Est riaccendono le polemiche dopo l’arresto – e il successivo rilascio – del gran muftì, lo sceicco Muhammad Hussein. Le forze di sicurezza israeliane lo hanno fermato all’interno del complesso della moschea di Al-Aqsa, dove avrebbe tenuto un sermone considerato incendiario, per poi rilasciarlo poche ore dopo con l’obbligo di presentarsi a nuovi interrogatori domenica e il divieto temporaneo di accesso alla spianata delle moschee.
La decisione di permettere i rifornimenti aerei, seppur con riserve, arriva in un momento in cui il coordinatore israeliano delle attività governative nei territori occupati ammette che la situazione umanitaria a Gaza resta «complessa», pur smentendo le accuse di Hamas sulla diffusione della fame. «Non c’è carestia», ha insistito l’Idf, lasciando però trapelare una certa preoccupazione per le condizioni della popolazione, stretta tra la guerra e le difficoltà negli approvvigionamenti.
Intanto, le trattative per un cessate il fuoco subiscono un nuovo intoppo, mentre la Francia annuncia l’intenzione di riconoscere lo Stato palestinese, aggiungendo un ulteriore elemento di frizione diplomatica. Quella del gran muftì, figura chiave nel mondo sunnita, non è la prima detenzione controversa nelle ultime settimani: la polizia israeliana ha più volte preso di mira esponenti religiosi e politici palestinesi, accusati di incitamento, in un clima sempre più teso che rischia di compromettere ulteriormente i fragili equilibri nella regione.




