Israele su YouTube contro le accuse di carestia a Gaza, scoppia il caso dell’influencer americano
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Redazione Esteri
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Il governo israeliano, attraverso una campagna coordinata che coinvolge diversi ministeri, sta intensificando la sua strategia di comunicazione sui social media per contrastare le notizie sulla carestia nella Striscia di Gaza. Dopo il reclutamento di influencer statunitensi e israeliani da parte del ministero della Diaspora, è ora il dicastero per gli Affari esteri a pubblicare, nell’arco di soli quattro giorni, sette video su YouTube in diverse lingue, tra cui l’italiano. Questi contenuti, che mostrano presunti mercati e ristoranti pieni di cibo nell’enclave, mirano a dimostrare come gli aiuti siano presenti e ad attribuire le responsabilità del loro mancato distribuzione a Hamas e alle agenzie delle Nazioni Unite.
La strategia, però, non è priva di polemiche, come dimostra il caso di Xaviaer DuRousseau, un creator americano dichiaratamente filo-israeliano che ha visitato Gaza sotto scorta militare. Il suo video, in cui afferma di non vedere segni di fame ma anzi «opportunità ovunque», ha scatenato un’ondata di reazioni violente, specialmente da utenti italiani che lo hanno sommerso di insulti e minacce, da lui stesso definiti come messaggi antisemiti e irrazionali, tanto da parlare, in tono dispregiativo, di un «spaghetti-mess» da parte dei suoi critici.
Questo racconto, per quanto supportato dalle istituzioni israeliane, si scontra frontalmente con i dati diffusi dal ministero della Salute di Gaza, amministrato da Hamas, il quale riferisce di oltre trecento morti per malnutrizione dall’inizio del conflitto, cifra che include centodiciassette bambini. Numeri che, sebbene provenienti da una fonte contestata, dipingono un quadro diametralmente opposto a quello propagandato dai video, e che trovano un’eco indiretta in rapporti tecnici come quello dell’Ipc (Integrated Food Security Phase Classification), organismo sostenuto dall’Onu, che ha recentemente certificato lo stato di carestia.




