Onu: "La carestia a Gaza è un crimine di guerra di Israele"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha definito la carestia nella Striscia di Gaza, ufficialmente dichiarata dall’ente di monitoraggio IPC, un «crimine di guerra» imputabile a Israele. Il portavoce Jeremy Laurence, in un duro intervento, ha affermato senza mezzi termini che «utilizzare la fame come mezzo di pressione» costituisce una violazione del diritto internazionale, aggiungendo che «le morti che ne conseguono possono anche costituire un crimine di guerra di omicidio volontario».

Questa presa di posizione, che non lascia spazio ad ambiguità, giunge a seguito della conferma ufficiale da parte dell’Integrated Food Security Phase Classification (IPC) dello stato di carestia a Gaza City. L’organismo, sostenuto dall’Onu per la valutazione della sicurezza alimentare, ha innalzato la classificazione alla Fase 5, il livello massimo della scala che indica una condizione di carestia o catastrofe umanitaria.

Il rapporto dell’IPC, basato sull’analisi dei dati forniti dalle autorità locali e raccolti sul campo, delinea una situazione tragica, causata – a suo dire – dai prolungati combattimenti e dal blocco degli aiuti umanitari. Questi fattori, amplificati dagli sfollamenti di massa e dal collasso totale della produzione alimentare interna, hanno portato la popolazione sull’orlo del baratro dopo ventidue mesi di un conflitto che continua a mietere vittime, molte delle quali per cause indirette legate alla denutrizione.

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