Israele all'assalto finale di Gaza City, Onu: "640 mila a rischio carestia"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'offensiva israeliana su Gaza City, il cui esito appare sempre più decisivo per le sorti dell'intera Striscia, ha registrato una brusca accelerazione nelle ultime ventiquattr'ore. Le forze di Tel Aviv, secondo quanto riferito dai comandi militari, hanno ormai il pieno controllo di oltre il quaranta per cento del centro urbano, un tempo cuore pulsante del territorio e oggi scenario di una battaglia senza quartiere. Colonne di mezzi corazzati, il cui avanzare è scandito dal rombo continuo dei jet e dal crepitio degli scontri a fuoco, stanno stringendo d'assedio i quartieri chiave ancora in mano a Hamas.

Decine di migliaia di civili, in un esodo dettato dal panico e dalla disperazione, tentano la fuga tra le bombe lungo le poche vie percorribili, mentre si stima che altre centinaia di migliaia rimangano intrappolate in quelle che, fino a poco tempo fa, erano aree densamente popolate e che ora non sono altro che un cumulo di macerie. Le operazioni, che i residenti descrivono come le più violente dall'inizio del conflitto, avrebbero già causato un centinaio di vittime. Il governo israeliano, dal canto suo, ha rinnovato attraverso le parole del ministro Katz un ultimatum alla controparte: la liberazione immediata di tutti gli ostaggi ancora in mano ai militanti o, in caso contrario, la completa distruzione dell'enclave palestinese.

A gettare un'ombra sinistra sull'intera operazione militare giunge l'allarme lanciato dalle Nazioni Unite, il cui capo degli aiuti umanitari Tom Fletcher ha parlato di una "carestia prevenibile e prevedibile". I numeri, del resto, sono inequivocabili e dipingono un quadro di sofferenza collettiva: se non si interverrà con immediatezza, entro la fine del mese saranno oltre 640.000 le persone ridotte alla fame, un incremento drammatico rispetto alle già insostenibili 500.000 attuali. Fletcher, denunciando l'inadeguatezza della risposta internazionale, ha tuonato che "le donne, gli anziani e i bambini di Gaza non possono nutrirsi di dichiarazioni di preoccupazione".

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