Gaza, l'Onu conferma lo stato di carestia: 132.000 bambini a rischio malnutrizione

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Per la prima volta in Medio Oriente, le più prestigiose agenzie umanitarie internazionali, riunite nel sistema di classificazione Integrated Food Security Phase Classification (Ipc), hanno confermato ufficialmente lo stato di carestia nel governatorato di Gaza. Una condizione estrema, che secondo il rapporto è destinata ad estendersi a macchia d’olio, raggiungendo le aree di Deir al-Balah e Khan Younis entro la fine del mese di settembre. Le proiezioni, che si basano su dati incontrovertibili raccolti sul campo, dipingono un quadro di sofferenza inaudita per una popolazione stremata da mesi di conflitto, dove le famiglie denutrite sono raddoppiate in soli quattro mesi.

Le testimonianze che accompagnano i freddi numeri descrivono una realtà disumana, fatta di strategie di sopravvivenza disperate e profondamente pericolose. Si vedono, infatti, madri costrette a nutrire i propri neonati con l’acqua di governo dei legumi, con erbe o con altre alternative tossiche in mancanza del latte materno o di quello in polvere, pratiche che non configurano una vita dignitosa ma che avviano, piuttosto, un processo di "morte lenta". Sono circa 132.000 i bambini sotto i cinque anni il cui futuro è appeso a un filo a causa della malnutrizione acuta, con conseguenze fisiche e cognitive che, per quelli che riusciranno a sopravvivere, saranno irreversibili.

Di fronte a queste constatazioni, l’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Volker Turk, ha parlato in termini inequivocabili, definendo l’uso della fame come metodo di guerra un "crimine di guerra". Una condanna netta che risuona mentre Israele, dal canto suo, cerca attivamente di confutare le conclusioni del rapporto Ipc, avviando una parallela battaglia di comunicazione. Il ministero israeliano per gli Affari della Diaspora ha organizzato, in tal senso, una visita nella Striscia per un gruppo selezionato di influencer americani e israeliani, con l’obiettivo dichiarato di ribaltare la narrazione dominante

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