Cannella nuovo sottosegretario alla Cultura, il cdm vara il rimpasto con cinque nomi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La riunione del consiglio dei ministri a Palazzo Chigi, che pure aveva sul tavolo il delicato testo del Documento di finanza pubblica destinato a Bruxelles, ha prodotto ieri l’atteso rimpasto nei ruoli di sottogoverno. Cinque le caselle coperte, a partire dalla Giustizia dove Alberto Balboni – attuale presidente della commissione Affari costituzionali del Senato – prende il posto del dimissionario Andrea Delmastro, in un’operazione che ha richiesto un accordo faticoso ma alla fine trovato all’interno della maggioranza. A completare il quadro, spicca la nomina di Giampiero Cannella, fino a ieri vicesindaco di Palermo, alla Cultura: un passaggio che rilancia il profilo dell’amministratore siciliano, già noto per il suo impegno nell’esecutivo comunale.

La soddisfazione del sindaco di Palermo

Dalla città siciliana arriva il commento a caldo del primo cittadino Lagalla, il quale ha voluto esprimere – a nome proprio e dell’intera amministrazione – un convinto plauso per la promozione di Cannella. «Si tratta di un riconoscimento importante alla persona, alla sua serietà, al senso delle istituzioni e alla lealtà che ha sempre dimostrato nel suo impegno amministrativo», ha dichiarato Lagalla, sottolineando come l’ex vicesindaco abbia svolto il proprio ruolo con dedizione, competenza e spirito di servizio, contribuendo in maniera significativa al percorso di crescita della città. Nessuna retorica, nelle sue parole: solo la constatazione che una carriera costruita passo dopo passo, lontano dai riflettori e con una costante attenzione alle pratiche del governo locale, possa trovare uno sbocco nazionale.

Le altre caselle del mini rimpasto

Oltre a Balboni e Cannella, il governo Meloni ha completato la squadra con tre ulteriori sottosegretari. Paolo Barelli, figura ben nota negli ambienti parlamentari, andrà a occupare la casella dei Rapporti con il Parlamento, mentre Massimo Dell’Utri – esponente di Noi Moderati – è stato destinato al ministero degli Esteri. Per la Lega, infine, è stata scelta Mara Bizzotto, che entrerà al Mimit. Cinque nomi, cinque ingressi che chiudono un mese esatto di fibrillazioni: il polverone sollevato dalla scoppola referendaria ha costretto la maggioranza a trovare una rapida quadra, e questa tornata di nomine rappresenta il tentativo di mettere una pezza a un equilibrio di potere interno che aveva mostrato crepe.

Il contesto della manovra e i numeri in gioco

Mentre l’esecutivo siglava l’intesa sui sottosegretari, piombava intanto il bollettino Eurostat: un verdetto che condanna l’Italia a un passo dall’uscita dalla procedura di infrazione, ma che comunque lascia il paese fuori da quella porta stretta. Un passaggio tecnico, quello del Dfp, che pure assorbe gran parte dell’attenzione dei ministri, ma che non ha impedito di definire le cinque nomine. Balboni ha quindi battuto la concorrenza – tra cui quella di Kelany – per il dopo Delmastro, mentre per Barelli è arrivato un contentino che consolida la sua posizione all’interno della compagine. Nessun colpo di scena, insomma, ma una ristrutturazione mirata a restituire fluidità a un sottogoverno rimasto scoperto dopo le dimissioni annunciate.

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