Ex Ilva, la Cassazione si riserva sul caso Taranto e Genova resta col fiato sospeso
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Redazione Interno
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La giornata che doveva consegnare un verdetto definitivo sul futuro dell’area a caldo di Taranto si è chiusa con un rinvio. Le Sezioni Unite civili della Cassazione si sono riservate di decidere sui ricorsi presentati da Ilva in amministrazione straordinaria e da Acciaierie d’Italia contro il decreto della Corte d’appello di Milano, che impone lo stop agli altiforni entro la fine di ottobre per la presenza di amianto e per le emissioni di polveri sottili.
La decisione sarà comunicata alle parti nei prossimi giorni, lasciando in sospeso un snodo che pesa direttamente sugli equilibri produttivi e occupazionali di tutto il gruppo, da Taranto a Cornigliano.
La posizione della Procura generale e i motivi del ricorso
Nel corso dell’udienza, il rappresentante della Procura generale presso la Suprema Corte ha chiesto di accogliere alcuni dei motivi dei ricorsi, sostenendo che nel provvedimento della Corte d’appello di Milano manchi il bilanciamento tra la tutela della salute e la produzione industriale. Secondo l’accusa, la pericolosità dell’amianto è indiscussa, ma il giudice di merito avrebbe desunto il pericolo senza accertarlo compiutamente, senza cioè calcolare il rischio effettivo e senza tenere conto dei provvedimenti autorizzativi successivi.
Le aziende chiedono l’annullamento del decreto, mentre i difensori dei ricorrenti tarantini confidano nella terzietà dei giudici e rivendicano il diritto a lavorare e vivere in un ambiente sano.
Il decreto diventa legge e congela la cassa integrazione
Nella stessa giornata, la Camera ha approvato in via definitiva il decreto sulle misure urgenti per assicurare la continuità operativa degli impianti di interesse strategico nazionale. Il provvedimento, licenziato dal Senato con il medesimo testo, ha ottenuto 125 voti favorevoli, 43 contrari e 52 astenuti. Il contenuto operativo interviene sulle garanzie finanziarie per le attività di smaltimento e recupero dei rifiuti e per le discariche interne delle imprese in amministrazione straordinaria, consentendo di prestare le garanzie su base annuale anziché pluriennale.
Sul fronte del lavoro, il Ministero del Lavoro ha fatto sapere che la richiesta di cassa integrazione straordinaria presentata dai commissari non sarà esaminata prima del 27 ottobre, quando a Palazzo Chigi è convocato il tavolo tra Governo e sindacati. Fino a quella data, Acciaierie d’Italia resta nei numeri e nelle condizioni del decreto direttoriale del 5 giugno, che autorizza l’ammortizzatore fino al 28 febbraio 2027.
La mobilitazione a Genova e l’ordine del giorno unitario
A Genova la partita si gioca su un doppio binario. Da un lato prosegue la mobilitazione dei lavoratori di Cornigliano, che nelle scorse settimane hanno occupato la prefettura e lo scalo aeroportuale per allontanare lo spettro di una cassa integrazione che, nei piani dei commissari, avrebbe dovuto coinvolgere 870 addetti su circa 915 in forza. Dall’altro, il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno che impegna la giunta a chiedere al Governo un piano specifico per lo stabilimento genovese, con tempi, risorse, modalità di approvvigionamento e garanzie occupazionali.
Il documento sollecita inoltre l’attivazione di un tavolo permanente tra Genova, Novi Ligure e Racconigi e chiede di escludere l’ulteriore ricorso alla cassa integrazione come strumento di gestione ordinaria, prevedendo la copertura integrale del salario in caso di fermi imputabili al mancato approvvigionamento.
Gli approvvigionamenti e il nodo dei semilavorati
Il punto critico rimane l’alimentazione delle linee a freddo. Cornigliano lavora coils e semilavorati che arrivano dalla filiera del gruppo e, quando la catena si interrompe, gli impianti si fermano. Dopo le giornate di lotta, i commissari si erano impegnati a sottoscrivere accordi con partner industriali per garantire a Genova 35mila tonnellate di coils al mese e ad avviare la laminazione per conto terzi.
Si tratta di una strada alternativa che, secondo quanto emerso, non verrebbe esclusa automaticamente neppure in caso di pronuncia favorevole alle aziende sul fronte tarantino, ma che il Consiglio comunale giudica ancora priva di impegni verificabili su quantitativi, tempi e copertura economica. La sindaca Silvia Salis, dopo un incontro con i commissari, ha riferito che fino al 27 ottobre non verranno prese ulteriori iniziative.
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