Abbas all'Onu: «Chiediamo agli Usa di togliere le sanzioni». E il Cairo riceve Al Hakim

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, Mahmoud Abbas, noto anche come Abu Mazen, ha pronunciato il suo discorso all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite attraverso un videomessaggio preregistrato, dopo che per il secondo anno consecutivo gli Stati Uniti gli hanno negato il visto d'ingresso. Il leader palestinese ha respinto quella che ha definito una «misura punitiva illegale» e ha chiesto all'amministrazione americana di revocare le restrizioni imposte ai funzionari palestinesi.

Il discorso di Abu Mazen e la richiesta di revoca delle sanzioni

«Il popolo palestinese e la sua leadership non devono essere puniti per aver chiesto la fine dell'occupazione o per essersi rivolti all'Onu, alla Corte Internazionale di Giustizia e alla Corte Penale Internazionale», ha affermato Abbas nel suo intervento, sottolineando come la scelta di ricorrere al diritto internazionale rappresenti «una scelta pacifica e civile, non un atto contrario alla pace».

Il presidente palestinese ha quindi rivolto un appello diretto a Washington: «Chiediamo all'amministrazione americana di revocare queste sanzioni e restrizioni, di tornare al dialogo e al rispetto reciproco».

La decisione statunitense di negare i visti alla delegazione palestinese era stata motivata dal Dipartimento di Stato con il sostegno dell'Anp ai pagamenti alle famiglie dei prigionieri palestinesi e con i tentativi di «internazionalizzare» il conflitto attraverso i tribunali internazionali. Abbas ha replicato che «negare alla delegazione palestinese l'accesso alla sede dell'Onu costituisce una violazione degli obblighi degli Stati Uniti in qualità di Paese ospitante».

Le accuse a Israele e il sostegno al piano Trump

Nel suo intervento, Abu Mazen ha denunciato quella che ha definito «pulizia etnica» da parte di Israele, sostenendo che la politica israeliana minaccia «l'esistenza stessa del popolo palestinese». Ha inoltre chiesto alla comunità internazionale di «evitare una nuova Nakba», riferendosi all'esodo dei palestinesi seguito all'istituzione dello Stato di Israele nel 1948.

Il presidente palestinese ha poi ribadito il sostegno dell'Anp al piano di pace in venti punti proposto dal presidente americano Donald Trump, auspicando che venga accelerata l'attuazione della seconda fase del cessate il fuoco a Gaza.

L'incontro al Cairo tra Al Sisi e Al Hakim

Sul fronte diplomatico, il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi ha ricevuto questa mattina al Cairo il leader del principale partito di governo iracheno, Ammar Al Hakim, del National Wisdom Movement. Durante il colloquio, Al Sisi ha esortato Baghdad «a continuare a svolgere un ruolo costruttivo nel rafforzamento della sicurezza collettiva delle nazioni arabe, nella salvaguardia delle risorse e del benessere dei popoli della regione».

L'incontro tra il presidente egiziano, a maggioranza sunnita, e il leader iracheno, di fede sciita, ha affrontato gli sforzi in corso da parte dell'Egitto per ridurre le tensioni e prevenire una nuova escalation in Medio Oriente.

Ammar Al Hakim guida il National Wisdom Movement, formazione politica irachena che nell'aprile scorso lo ha riconfermato alla guida nel corso della terza sessione dell'Assemblea Generale del movimento. Nel suo discorso di rielezione, Al Hakim aveva sottolineato come la sua formazione politica rappresenti «il movimento dello Stato, della moderazione e della razionalità, non dell'emozione, della confusione, del caos e del populismo».

Il leader iracheno aveva anche ammesso che il movimento non era riuscito «a costruire lo Stato, a soddisfare le aspirazioni del nostro popolo e a realizzare una svolta organizzativa e politica che rifletta la nostra vera dimensione».

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