Addio a Giorgio Forattini, il re della vignetta che fece arrabbiare tutti
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Redazione Interno
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La sua matita, geniale e potente, si è fermata all’età di novantaquattro anni, lasciando in eredità un modo del tutto inedito di guardare alla politica e ai suoi protagonisti. Giorgio Forattini, che si è spento a Milano, non fu semplicemente un disegnatore ma un vero e proprio cronista per immagini, il primo a portare la satira politica in prima pagina con cadenza quotidiana, trasformando quelle che potevano apparire come semplici caricature in commenti grafici indispensabili per decifrare l’attualità. La sua produzione, sterminata, conta qualcosa come quattordicimila vignette, molte delle quali hanno il pregio, come ebbe a scrivere Paolo Guzzanti, di avere "fatto incazzare tutti, ma proprio tutti", segno inequivocabile di un lavoro che, nella sua apparente leggerezza, nascondeva un amore profondo per la libertà di espressione. Il suo tratto, definito da molti "graffiante" e a tratti "feroce", non risparmiava nessuno, scavando con ironia nei piccoli e nei grandi difetti della classe dirigente, che egli osservava con occhio clinico e disincantato.
Una carriera tra le pagine dei grandi giornali
La sua lunga carriera, che lo ha visto collaborare con testate del calibro di Repubblica, Panorama, La Stampa e Il Giornale, è stata un percorso costante di innovazione del linguaggio giornalistico. Fu proprio con la rubrica Satiricon su Repubblica che Forattini non solo consolidò la sua fama ma divenne anche un maestro, lanciando un’intera generazione di autori tra i quali spiccano nomi come Vauro, Vincino e Giannelli. Le sue creazioni, spesso provocatorie e talvolta accusate di essere un po’ triviali, possedevano sempre una sottile leggerezza che ne mitigava la potenza distruttiva, rendendole accessibili a un pubblico vastissimo. Di quelle quattordicimila vignette, molte sono diventate dei veri e propri documenti di costume, capaci di raccontare, con immediatezza superiore a molti articoli, le vicende italiane a partire dagli anni Settanta, attraversando senza soluzione di continuità la prima e la seconda Repubblica.
L'eredità di un artista che ha inventato stereotipi
Il suo metodo di lavoro, che univa l’osservazione attenta delle dinamiche di potere a una vena dissacrante, gli ha permesso di forgiare stereotipi di straordinaria efficacia, icone immediatamente riconoscibili che costringevano il lettore a una riflessione, seppur amara. Questa sua capacità di sintesi grafica e intellettuale è stata sottolineata dal Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, il quale ha parlato di un "grande artista di genere" dotato di un "talento di disegnatore" messo al servizio della satira con "eccelsa qualità intellettuale". Giuli, esprimendo il cordoglio personale e del Ministero, ha riconosciuto in Forattini un raffinato interprete della politica, capace di inventare rappresentazioni che sono entrate nell’immaginario collettivo, contribuendo a formare l’opinione pubblica attraverso il sorriso, a volte amaro, a volte liberatorio.
I libri e il successo oltre le pagine dei quotidiani
Quella vastissima produzione, che trovava spazio quotidiano sui giornali, è stata nel tempo raccolta in decine di libri, dei quali sono state vendute circa tre milioni e mezzo di copie, un dato che testimonia il legame forte e duraturo instaurato con il suo pubblico. I volumi, che raccoglievano le sue migliori intuizioni, hanno permesso di conservare e tramandare un pezzo significativo della storia italiana recente, visto attraverso il filtro della sua matita. Il suo lavoro, che non conosceva schieramenti e che colpiva trasversalmente, rimane una testimonianza unica del potere della satira, la quale, quando è esercitata con intelligenza e senza paraocchi, può diventare un formidabile strumento di analisi e, al contempo, di democrazia.




