Borse europee, l'inflazione Usa frena i mercati: cosa succede

Borse europee, l'inflazione Usa frena i mercati: cosa succede
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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le Borse europee hanno chiuso in rialzo il 14 ottobre, nonostante l'inflazione negli Stati Uniti superiore alle attese abbia alimentato i timori per un nuovo aumento dei tassi di interesse della Federal Reserve. La seduta si è conclusa con Londra in crescita dello 0,7%, Parigi dello 0,58%, Francoforte dello 0,15% e Madrid dello 0,1%. Il giorno successivo, tuttavia, i mercati hanno risentito più pesantemente delle preoccupazioni sulla politica monetaria americana, con vendite concentrate soprattutto sui titoli tecnologici. L'indice europeo Stoxx 600 ha terminato gli scambi del 15 ottobre in calo dello 0,16%.

Inflazione americana al 3,7%: aumentano i timori sui tassi della Fed

A settembre i prezzi al consumo negli Stati Uniti sono aumentati del 3,7% su base annua, contro il 3,4% registrato in agosto. Su base mensile l'incremento è stato dello 0,6%, il più consistente degli ultimi cinque mesi. A spingere l'indice sono stati soprattutto i rincari energetici, legati alle conseguenze del conflitto con l'Iran, ma gli aumenti hanno interessato anche altri beni e servizi. L'inflazione di fondo, calcolata escludendo alimentari ed energia, ha raggiunto il 2,6% annuo. Questi risultati hanno rafforzato le aspettative di una stretta monetaria americana, pur senza rendere scontato un intervento immediato della banca centrale.

La reazione dei mercati obbligazionari è stata inizialmente caratterizzata da un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato, seguito da una riduzione legata alla ricerca di investimenti considerati più sicuri. Le dichiarazioni prudenti di alcuni esponenti della Federal Reserve hanno inoltre ridimensionato le probabilità attribuite dagli operatori a un rialzo dei tassi nella riunione di ottobre. Secondo le valutazioni di mercato del 15 ottobre, la probabilità di una decisione di mantenimento dei tassi era salita al 72%. Il dollaro, dopo aver raggiunto i massimi degli ultimi diciotto mesi, ha perso terreno nei confronti delle principali valute internazionali.

Titoli tecnologici in difficoltà, pesano gli investimenti nell'intelligenza artificiale

Le vendite hanno colpito in particolare le società legate ai semiconduttori e all'intelligenza artificiale. Il comparto tecnologico europeo ha perso il 2,7%, registrando la peggiore flessione giornaliera da luglio. Tra le aziende penalizzate figurano Infineon, Soitec, Aixtron e ASML, con ribassi compresi tra il 4,8% e il 7,5%. L'aumento del costo del denaro rappresenta un elemento di pressione per le imprese che finanziano programmi di espansione particolarmente onerosi. Gli investitori hanno concentrato l'attenzione soprattutto sull'indebitamento delle società impegnate nella realizzazione di infrastrutture per l'intelligenza artificiale e sui tempi necessari per recuperare le ingenti somme investite.

Le difficoltà del settore si erano già manifestate a Wall Street, dove nella seduta precedente il Nasdaq aveva ceduto l'1,9% e l'S&P 500 l'1,1%. La correzione aveva successivamente coinvolto le piazze asiatiche, con forti ribassi per i produttori di chip e componenti elettronici. Neppure i risultati trimestrali superiori alle aspettative presentati dalla taiwanese TSMC erano riusciti a contrastare le vendite. Anche il forte incremento dei ricavi di Anthropic nel terzo trimestre, segnalato dal Financial Times, non aveva modificato l'orientamento degli operatori verso le aziende maggiormente esposte allo sviluppo delle nuove tecnologie.

Petrolio, Medio Oriente e risultati aziendali influenzano i listini

Un ulteriore elemento di attenzione è arrivato dal Medio Oriente, dove il conflitto tra Stati Uniti e Iran ha provocato forti tensioni sui mercati energetici. La situazione dello stretto di Hormuz ha assunto particolare importanza per gli scambi petroliferi internazionali. Dopo i rincari delle sedute precedenti, il Brent ha registrato una flessione, contribuendo ad attenuare parte delle preoccupazioni sui costi dell'energia per le economie europee. Le oscillazioni del greggio hanno inciso anche sulle aspettative relative all'andamento dei prezzi, mentre gli operatori hanno valutato le possibili conseguenze sui margini delle imprese e sulla spesa delle famiglie.

Tra i singoli titoli europei, Ericsson ha guadagnato l'8,3% grazie a risultati trimestrali migliori delle previsioni, sostenendo il comparto delle telecomunicazioni, cresciuto dell'1,9%. Pernod Ricard ha registrato un progresso dell'1% dopo aver comunicato una contrazione delle vendite inferiore alle stime. Andamento opposto per Mondi, che ha perso il 10,8% nonostante gli aumenti dei prezzi applicati dall'azienda. Nel settore minerario, Antofagasta ha ceduto il 6,2% dopo aver segnalato una produzione di rame inferiore alle aspettative.

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