La fronda dei governatori e l'appello di Romeo: "Valorizzare la squadra" per rinnovare la Lega

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il malessere che attraversa il Carroccio, dopo le dichiarazioni del presidente della Lombardia Attilio Fontana che per primo aveva aperto alla possibilità di un passo indietro di Matteo Salvini, trova ora una sintesi nella proposta avanzata dal capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. Intervenuto sul palco della Versiliana insieme allo stesso Fontana, Romeo ha rilanciato la necessità di superare la competizione tra leader per abbracciare una logica di squadra, unico strumento capace, a suo avviso, di ridare slancio al movimento e arginare la crisi di consensi che lo sta attanagliando.

La sua posizione, che fa da contraltare alla linea difensiva del segretario, si inserisce in un clima di crescente tensione in vista del raduno di Pontida, ormai considerato il banco di prova definitivo per le sorti della leadership.

La ricetta di Romeo: una squadra per dirigere il movimento

L'idea, come spiegato dallo stesso Romeo, è quella di porre fine a quella che viene percepita come una gestione accentrata del partito, per favorire invece un coinvolgimento più ampio dei governatori del Nord. "Nella competizione tra leader, salvo Vannacci che riuscirà in qualche modo a intercettare i voti, noi rischiamo di non farcela", ha dichiarato il capogruppo, evidenziando come la strada maestra sia quella di offrire un'immagine corale del Carroccio.

Per farlo, ha proposto a Salvini di costruire una squadra che coinvolga figure di spicco come Luca Zaia e gli altri presidenti di Regione, ritenuti gli esponenti con il maggiore appeal elettorale in questo momento. Una proposta che, di fatto, mira a ridimensionare il ruolo centrale del segretario, trasformandolo in un primus inter pares all'interno di una compagine allargata, in grado di intercettare il voto moderato e settentrionale che sembra essersi allontanato.

La contestazione dei militanti: "Il capitano non si tocca"

L'incontro alla Versiliana è stato però teatro anche di un episodio che ha messo in luce la spaccatura profonda che esiste tra i vertici e una parte della base. Tre militanti, due provenienti da Napoli e uno da Firenze, hanno contestato duramente Fontana e Romeo, esponendo cartelli e intonando cori in difesa di Matteo Salvini, ripetendo a gran voce che "il capitano non si tocca" e che "c'è solo un capitano".

Una scena che ha spinto Romeo a una replica immediata e amara: "Poi siamo noi quelli che vogliono dividere il partito e spaccare la Lega…", ha commentato il senatore, sottolineando l'assurdità di venire additati come "separatisti" proprio mentre si cerca di proporre un rinnovamento che, a suo dire, dovrebbe salvare il partito dal declino.

La protesta, seppur circoscritta a un piccolo gruppo, ha rappresentato un segnale tangibile di come la narrazione del "fronte dei ribelli" sia percepita da una fetta del popolo leghista come un attentato all'unità del partito, offrendo sponda alla strategia del segretario che si è blindato, rifiutando ogni ipotesi di congresso anticipato o di messa in discussione della sua autorità.

Il dossier delle candidature e la stretta di Salvini

A rendere la partita ancora più complessa, e a far assumere alla crisi i toni di un vero e proprio duello, è la questione delle liste per le elezioni politiche del 2027. Secondo quanto ricostruito in ambienti vicini alla segreteria, lo scontro acceso tra la fronda dei governatori e i fedelissimi di Salvini sarebbe alimentato anche dalla consapevolezza, per i critici, di rischiare di essere esclusi dalle candidature.

Fontana e Romeo, con la loro richiesta di una "leadership collettiva", cercherebbero di scardinare il potere del segretario nella formazione dei gruppi parlamentari, un potere che rappresenterebbe l'ultima vera leva per blindare il suo controllo sul partito. Sul tavolo, secondo alcune indiscrezioni, ci sarebbe addirittura l'ipotesi di non ricandidare lo stesso Romeo al Senato, una misura estrema che dimostrerebbe la volontà di Salvini di non concedere alcuno spazio ai dissidenti.

I salviniani, dal canto loro, respingono le critiche al mittente e ricordano la rielezione per acclamazione del segretario al congresso di Firenze di appena un anno fa, invitando i contestatori a "lavare i panni sporchi in casa" e a non alimentare polemiche sui giornali.

Verso Pontida: l'ora della verità

Con il partito che nei sondaggi, secondo alcune rilevazioni riservate, oscillerebbe addirittura intorno al 5% dei consensi, rischiando di essere superato dalla creatura politica di Roberto Vannacci, il clima è di attesa febbrile. La data del 20 settembre, quella del tradizionale raduno di Pontida, si profila come il momento della verità per la Lega.

Il fronte dei governatori, che comprende oltre a Fontana e Romeo anche Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti, starebbe valutando l'ipotesi di utilizzare il palco del pratone per chiedere un congresso straordinario, qualora non si fossero registrate aperture da parte di Salvini.

La fronda, che già sta lavorando a un progetto di associazione culturale per dare corpo alla propria alternativa, non intende arretrare, mentre il segretario, forte del sostegno della sua cerchia più stretta, sembra intenzionato a resistere, consapevole che la posta in gioco è la sopravvivenza stessa della sua leadership e del modello politico che ha impresso al Carroccio negli ultimi anni.

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