Lega, la fronda del Nord alza la voce: Romeo e Fontana chiedono il rinnovamento prima di Pontida. Salvini: "Coinvolgerò i governatori, ma senza polemiche"
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Redazione Interno
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A un mese esatto dal tradizionale raduno di Pontida, la Lega è scossa da una nuova scossa interna che mette in discussione il ruolo del segretario e vicepremier Matteo Salvini. A sollevare il malcontento sono due pesi massimi del partito, il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, e il capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo, che chiedono a gran voce un rinnovamento del partito e una leadership più collegiale prima dell'appuntamento del 20 settembre sul "prato sacro" della Padania.
Le loro parole, rilanciate dal palco della Versiliana, hanno rotto un equilibrio già precario, spingendo il leader leghista a rispondere per le rime in un'intervista al Corriere della Sera, nella quale ha cercato di smorzare i toni senza però risparmiare frecciate ai suoi critici.
I due fronti del malcontento
L'asse dei malumori si è concretizzato con le dichiarazioni rilasciate dai due esponenti nei giorni di Ferragosto. Fontana, in un'intervista al Corriere della Sera del 17 agosto, aveva ventilato l'ipotesi che nessuna soluzione, incluso un possibile passo indietro del segretario, fosse da escludere a priori per uscire dalla crisi di consensi che attanaglia il Carroccio.
Sulla stessa linea, pochi giorni dopo, si è spinto Massimiliano Romeo, che oltre a guidare il gruppo al Senato è anche segretario della Lega Lombarda, il quale, durante la Versiliana, ha sostenuto che "la Lega così non va", chiedendo che prima di Pontida venga trovata una soluzione per il partito. Secondo i due, il problema principale è che il partito si è troppo schiacciato sulle dinamiche di governo nazionale e sulla destra, finendo con l'abbandonare le storiche battaglie del Nord, come l'autonomia, e perdendo di vista il legame con il territorio e con i militanti.
La loro proposta, come hanno ribadito in più occasioni, è quella di coinvolgere maggiormente nella guida del movimento gli amministratori locali e i governatori, a partire da figure di spicco come l'ex presidente del Veneto, Luca Zaia, che rappresentano agli occhi della base un maggior appeal rispetto alle attuali derive del partito.
La risposta di Salvini: apertura e frecciatine
Matteo Salvini, che in quei giorni si trovava a Pinzolo per una serie di incontri, tra cui quello con il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti, ha risposto a stretto giro alle critiche, scegliendo le colonne del Corriere della Sera per minimizzare la portata dello scontro. Da una parte, il leader leghista ha aperto al dialogo, dichiarando che coinvolgere gli amministratori e i governatori è un'idea che aveva "intenzione di fare da mesi", e che è suo "preciso interesse coinvolgere chi vuole il bene della Lega".
Dall'altra, però, non ha nascosto il suo disappunto per i modi con cui la richiesta è stata avanzata, sottolineando con una certa acidità: "Ma ci voleva una settimana di polemiche su tutti i giornali per chiedere un incontro?", aggiungendo che tutto questo "ha avuto come principale effetto il far sorridere Elsa Fornero e altri a sinistra". Il riferimento, nella sua replica, era chiaramente al libro scritto da Romeo, "Fare la Lega.
Agenda per il rinnovamento", e alle "polemiche a Ferragosto" alimentate dall'intervista di Fontana, che il segretario ha liquidato come inutili in vista dell'appuntamento di Pontida.
La reazione dei militanti e l'ombra di Pontida
L'eco delle parole dei due esponenti, tuttavia, non ha trovato unanime consenso all'interno del partito. Mentre Fontana e Romeo parlavano, sul palco della Versiliana sono comparsi dei cartelli e dei cori intonati da militanti a sostegno di Salvini che hanno scandito "Un capitano, c'è solo un capitano", mettendo in imbarazzo i due contestatori e costringendo Romeo a replicare: "E poi siamo noi quelli che vogliono dividere il partito e spaccare la Lega?".
I fedelissimi del segretario, come il presidente della Camera Alberto Stefani, hanno infatti difeso la leadership di Salvini, ricordando che il suo mandato è stato eletto per acclamazione al congresso di Firenze del 2025 e che il coinvolgimento dei governatori non è mai stato escluso. Il vero banco di prova, però, sarà proprio il 20 settembre a Pontida, dove lo stesso Salvini intende lanciare la "grande battaglia del 2027" per "sconfiggere le sinistre".
La data del raduno è diventata il principale terreno di scontro e il termometro per misurare il peso reale della fronda interna, anche se, per ora, il segretario non sembra intenzionato a concedere spazi per una rivoluzione interna che lo depotenzerebbe.
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