L’euro avanza sul dollaro, ma il vantaggio per l’export non è scontato
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Redazione Economia
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Mentre il dollaro arretra, schiacciato dai timori di recessione e dalla sfiducia dei mercati, l’euro guadagna terreno, sostenuto dalle prospettive di ripresa in Germania, dove nuovi piani di spesa potrebbero rilanciare la crescita. Una valuta più forte, però, rischia di rendere meno competitive le esportazioni europee, vanificando parte dei benefici attesi. Intanto, le previsioni indicano tagli dei tassi più marcati da parte della Federal Reserve rispetto alla Bce, un ulteriore elemento che spinge gli investitori a ridurre le esposizioni sul biglietto verde.
Nemmeno Donald Trump, all’inizio del suo secondo mandato, avrebbe immaginato un simile scenario. La sua promessa di mantenere il dollaro forte per preservarne il ruolo di moneta di riferimento globale si è scontrata con una realtà ben diversa. Nei primi tre mesi dell’anno, la valuta americana ha registrato uno dei peggiori crolli della sua storia: -6% sull’indice trade weighted, -7% rispetto all’euro e addirittura -11% contro la corona svedese, la valuta più performante del 2025. Persino nelle giornate di panico finanziario, quando di solito il dollaro viene considerato un bene rifugio, la sua tenuta è stata insolitamente debole.
A pesare sono stati soprattutto i dazi annunciati il 2 aprile dall’amministrazione Trump, che hanno portato le tariffe medie statunitensi ai massimi storici. Contro ogni aspettativa, invece di rafforzarsi, il dollaro ha continuato a perdere valore, segno che i mercati non solo temono una recessione, ma iniziano a dubitare della sua stabilità. Se in passato le tensioni commerciali spingevano gli investitori verso la valuta americana, oggi sembra essersi innescato un meccanismo opposto.




