Blocco navale e sanzioni: l'Iran perde la sua guerra economica
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Redazione Esteri
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Il blocco navale americano entrato in vigore lo scorso 14 luglio sta mettendo in ginocchio l'economia iraniana molto più di quanto Teheran avesse previsto. La misura, annunciata dal Comando centrale statunitense e voluta dall'amministrazione Trump, impedisce alle navi commerciali di raggiungere i porti iraniani attraverso lo Stretto di Hormuz e ha già prodotto effetti devastanti sulle esportazioni di greggio.
Secondo i dati riportati dal centro studi Foundation for Defense of Democracies, a maggio l'Iran ha esportato zero barili di petrolio greggio, con un crollo verticale rispetto ai livelli prebellici.
Il crollo delle esportazioni petrolifere
I numeri raccontano una crisi senza precedenti. Prima dell'inizio del conflitto, a febbraio, Teheran esportava circa 2,1 milioni di barili al giorno. A marzo la cifra era già scesa a 1,15 milioni, ad aprile a poco più di 980.000 barili, per poi precipitare a maggio a soli 64.000 barili giornalieri di nafta, con il greggio azzerato del tutto. Si tratta del volume più basso registrato nel settore energetico iraniano da oltre un decennio.
Le stime indicano che i ricavi da esportazioni a maggio sono scesi sotto i 200 milioni di dollari, una cifra irrisoria per un paese che dipende quasi interamente dalle entrate petrolifere per finanziare la propria macchina statale.
La strategia del “soffocamento economico”
Il blocco navale si inserisce in una campagna più ampia battezzata “Operazione Paria economico” dall'amministrazione americana. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha spiegato che l'obiettivo è tagliare ogni ancora di salvezza economica rimasta a Teheran, colpendo non solo le entità iraniane ma anche intermediari finanziari stranieri che continuano a fare affari con il regime. “Abbiamo avvertito che chi permette all'Iran di operare non può continuare a godere dell'accesso al dollaro e al sistema finanziario globale”, ha dichiarato Bessent.
La prima ondata di sanzioni ha colpito quasi sessanta individui, aziende e navi in diverse giurisdizioni, tra cui Emirati Arabi Uniti, Cina, Singapore e Svizzera.
Le banche nel mirino di Washington
Il fronte finanziario si è arricchito di un nuovo capitolo lo scorso 28 agosto, quando il dipartimento del Tesoro ha annunciato misure contro le filiali negli Emirati Arabi Uniti di Banque Misr, la seconda banca più grande d'Egitto. L'accusa è di aver processato circa 1,8 miliardi di dollari per conto di una rete di società potenzialmente legate al sistema bancario ombra iraniano. La norma proposta dal Treasury priverebbe queste filiali dell'accesso ai servizi di corrispondenza bancaria in dollari, isolandole di fatto dal sistema finanziario statunitense.
La misura è soggetta a un periodo di commenti pubblici di trenta giorni prima di entrare in vigore.
Il ruolo di Dubai e le difficoltà della rete ombra
Dubai resta uno snodo cruciale per i flussi finanziari iraniani. Uno studio della rete FinCEN del Tesoro americano ha rilevato che le società con sede nell'emirato hanno movimentato circa 6,4 miliardi di dollari in potenziali fondi del sistema bancario ombra iraniano nel 2024, pari al 71 per cento del totale globale identificato.
Nonostante le rassicurazioni del ministero degli Esteri emiratino, che la scorsa settimana ha annunciato la sospensione di scambi commerciali e transazioni finanziarie con l'Iran, la profondità dei legami economici tra Dubai e Teheran rende difficilmente smantellabile in tempi rapidi una rete costruita in decenni di relazioni.
La partita si allarga
Bessent ha annunciato che la prossima settimana verrà sanzionata un'altra grande banca, senza specificare né il nome dell'istituto né il paese di appartenenza. L'annuncio, previsto inizialmente per l'11 settembre, è stato posticipato per rispettare le commemorazioni delle vittime degli attentati terroristici del 2001. Il segretario al Tesoro parteciperà inoltre ai lavori del G20 finanziario, dove incontrerà individualmente i suoi omologhi per incoraggiare la partecipazione alla campagna di isolamento economico dell'Iran.
Sul fronte opposto, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz verrà riaperto solo se gli Stati Uniti porranno fine al blocco navale.
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