Bisceglie, la segnalazione del pino “pericolo” tre mesi fa e le parole che ora pesano come un macigno

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C’era stato un allarme, netto e circostanziato, lanciato domenica 13 gennaio sulle pagine de “La Gazzetta del Mezzogiorno” da Spazio Civico Bisceglie, quel movimento di cittadinanza attiva che da tempo monitora lo stato del patrimonio arboreo urbano. A distanza di esattamente tre mesi, quelle stesse parole – che descrivevano rami spezzati “sorretti solo dalla chioma sottostante” – si trasformano nel doloroso preludio di quanto accaduto ieri pomeriggio, quando un pino di via Gaetano Veneziano ha ceduto schiacciando la piccola Alicia Amoruso, una studentessa di appena dodici anni.

La pianta, situata a ridosso degli spazi dell’istituto Dell’Olio-Cosmai, non era certo un caso isolato di incuria segnalato dall’associazione. Nel loro report dello scorso gennaio, gli attivisti avevano parlato apertamente di “situazione globalmente compromessa”, evidenziando come l’intera via Veneziano versi in uno stato di degrado diffuso: i marciapiedi sono dissestati e i pini – alcuni dei quali presentano la stessa conformità strutturale di quelli caduti pochi mesi fa in prossimità di viale Calace – rappresentano “un pericolo incombente per centinaia di persone” che ogni giorno transitano nei pressi delle scuole. Ed è proprio su questo nodo, quello della manutenzione ordinaria e straordinaria, che ora si concentreranno gli accertamenti della Procura di Trani, dopo l’apertura di un fascicolo per omicidio colposo.

Il vento non è stata l’unica causa, e i precedenti cedimenti lo dimostrano

Se il forte vento che ha sferzato la Puglia in queste ore ha sicuramente agito come fattore scatenante – tanto da costringere il sindaco Angelantonio Angarano a firmare un’ordinanza di chiusura delle scuole e dei giardini pubblici per consentire verifiche urgenti –, la dinamica del disastro richiama inevitabilmente alla memoria episodi analoghi già verificatisi nella stessa area. Soltanto pochi mesi fa, infatti, due pini erano crollati in viale Calace, una strada che dista poche decine di metri dal luogo della tragedia di ieri, senza per questo che venisse disposto un piano di controllo capillare sugli esemplari limitrofi.

La cronaca locale registra, inoltre, un altro antecedente significativo: nell’agosto del 2025, un pino pericolante segnalato da Spazio Civico in un’altra zona della città venne rimosso dagli operai comunali i quali, come riferito dai residenti, constatarono che l’albero “appena è stato toccato è venuto giù”. Un episodio, quest’ultimo, che testimonia come la vulnerabilità di molte delle conifere cittadine fosse un dato noto agli uffici tecnici, e che riaccende i riflettori sul braccio di ferro mai risolto tra le esigenze di sicurezza pubblica e le battaglie ambientaliste per la salvaguardia del verde storico.

La rabbia dei residenti e le verifiche sui protocolli di manutenzione

I residenti di via Veneziano, molti dei quali hanno assistito impotenti alle fasi dei soccorsi, raccontano di segnalazioni ripetute e mai realmente affrontate dall’amministrazione. La loro testimonianza si intreccia con i documenti diffusi nei mesi scorsi dall’associazione, nella quale si denunciava la mancanza di una visione organica: “Non si tratta solo di una specie vegetativa ad essere in cattivo stato – scrivevano i rappresentanti di Spazio Civico – ma tutto il verde della nostra città”. Parole che ora rimbombano con una drammatica attualità, mentre la procura cerca di stabilire se quella mancata potatura o quel mancato abbattimento (spesso bloccati da ricorsi o da una certa lentezza burocratica) costituiscano un profilo di colpa.

Alicia stava rientrando a casa dopo le lezioni alla scuola media Monterisi, un percorso che compiva quotidianamente e che ieri, a causa delle forti raffiche di scirocco, si è trasformato in una trappola mortale. I sanitari del 118 l’hanno estratta da sotto il tronco e trasportata d’urgenza al nosocomio Vittorio Emanuele II, ma il politrauma da schiacciamento subìto era tale da non lasciarle scampo. La sua morte, avvenuta in ambulanza, ha gettato nello sconforto l’intera comunità scolastica, che oggi si trova a fare i conti non solo con la perdita di una giovanissima vita, ma con la consapevolezza che il pericolo era stato individuato e verbalizzato ben prima che si trasformasse in una tragedia.

L’inchiesta e le ordinanze precauzionali del dopo-tragedia

Come anticipato, il provvedimento del sindaco Angarano è arrivato a valle della strage: chiusura immediata di tutti gli istituti di ogni ordine e grado per la giornata odierna, oltre all’interdizione di parchi, giardini recintati e del cimitero cittadino. Un atto dovuto, quello del primo cittadino, che mira a scongiurare il ripetersi di incidenti analoghi mentre i tecnici comunali procederanno a una ricognizione straordinaria delle aree verdi adiacenti ai plessi scolastici. Resta da capire, tuttavia, se questa corsa contro il tempo arrivi troppo tardi per chi aveva già segnalato l’emergenza in gennaio, e se l’accertamento dello stato dei pini di via Veneziano fosse una priorità rimasta in fondo a una lista di incombenze.

La magistratura, dal canto suo, tenterà di ricostruire l’esatta catena di responsabilità. Si andrà a verificare se l’albero fosse soggetto a verifiche periodiche di stabilità, se i tecnici comunali avessero mai riscontrato per iscritto quelle criticità segnalate dall’associazione e, infine, se le raffiche di vento (pur intensamente anomale) possano considerarsi l’unica causa dell’accaduto o se invece abbiano agito su una pianta già compromessa da tempo. Al momento, nessun indagato risulta iscritto nel registro degli indagati se non a titolo di “ignoti”, ma gli inquirenti hanno già disposto l’autopsia sul della dodicenne per avere elementi più precisi sulla dinamica dello schiacciamento.

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