Due morti su un barcone a Lampedusa, tre intossicati in ospedale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nella notte, il molo di Lampedusa è stato ancora una volta teatro di uno sbarco segnato dalla tragedia. Da un'imbarcazione di legno, lunga appena otto metri e soccorsa in mare da una motovedetta della Guardia di finanza, sono stati fatti scendere quarantaquattro migranti, provenienti principalmente da Egitto, Eritrea, Etiopia, Gambia e Algeria. Tra di loro, tuttavia, non tutti erano vivi. Le operazioni hanno purtroppo incluso il recupero di due corpi senza vita, quelli di due giovani uomini deceduti nel corso della pericolosa traversata.

Le prime informazioni, per quanto ancora da confermare in via ufficiale dalle autorità competenti, lasciano intendere che la causa dei decessi potrebbe essere riconducibile a un'avvelenamento da fumi tossici. Tre altri naufraghi, infatti, sono stati trasportati d'urgenza presso il poliambulatorio locale per essere trattati per una grave intossicazione da idrocarburi, una condizione che si verifica per l'inalazione prolungata dei vapori del carburante, specialmente in spazi angusti e privi di aerazione come quelli di un'imbarcazione sovraffollata.

I due corpi sono stati trasferiti alla camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana, in attesa che il magistrato di turno ne disponga l'autopsia, un passaggio necessario per accertare le dinamiche e le cause esatte della morte. Questo ennesimo dramma si inserisce in un contesto di arrivi incessanti: nelle ultime quarantotto ore, come riportato da diverse organizzazioni che monitorano le rotte, sono centinaia le persone che hanno raggiunto l'isola, mettendo a dura prova le strutture di prima accoglienza.

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