Il decreto fiscale 38/2026 riscrive le regole sulla participation exemption, cancellando le restrizioni introdotte quattro mesi fa dalla legge di bilancio

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il governo ha varato un decreto legge, il n. 38 del 28 marzo scorso, che restituisce alla participation exemption – il regime di cui all’articolo 87 del TUIR – la fisionomia che possedeva fino al 31 dicembre 2025. L’intervento normativo, a meno di novanta giorni dall’approvazione della legge di bilancio 2026, rappresenta un dietrofront completo sulle modifiche che erano state apportate in materia di tassazione di dividendi e plusvalenze.

Il ritorno al passato per le plusvalenze e la cancellazione delle nuove soglie

La legge n. 199/2025, quella di bilancio, aveva tentato di restringere il campo di applicazione del regime Pex, introducendo criteri più selettivi per accedere al beneficio fiscale. Oggi, con il decreto correttivo, quelle norme vengono semplicemente azzerate con decorrenza retroattiva al primo gennaio 2026. Per i soggetti IRES, ciò significa che le plusvalenze da cessione di partecipazioni qualificate tornano a essere esentate al 95% senza dover passare al vaglio dei nuovi requisiti; un meccanismo, questo, che rappresenta da sempre uno dei pilastri della pianificazione fiscale per le imprese strutturate.

Dividendi, una buona e una cattiva notizia nel testo del decreto

Sul fronte dei dividendi, la nuova disciplina presenta un doppio registro. La buona notizia, per i contribuenti, risiede nell’eliminazione delle condizioni aggiuntive che erano state fissate dalla precedente manovra. Scompaiono, infatti, i vincoli legati alla detenzione di una partecipazione diretta non inferiore al 5% del capitale o, in alternativa, a un valore fiscale minimo di 500mila euro; parametri che avevano complicato la gestione degli investimenti per molte realtà medio-piccole. L’altra faccia della medaglia, però, riguarda la conferma di una tassazione più gravosa per chi opera in regime IRPEF: l’aliquota ridotta, in quel caso, resta applicabile solo al 58,14% del dividendo incassato.

L’assenza di una finestra temporale per adeguarsi alla stretta

La rapidità con cui si è consumato questo ribaltamento normativo ha colto impreparati gli uffici finanziari e i consulenti. Le aziende, in particolare quelle di maggiori dimensioni che avevano già iniziato a ricalibrare i piani industriali sulla base delle nuove regole introdotte dalla legge di bilancio, si sono trovate a dover rivedere nuovamente le proprie strategie senza aver avuto il tempo di metabolizzare il primo cambiamento. Il decreto 38/2026, in sostanza, ripristina un regime di esenzione che, per la sua ampiezza, offre margini di manovra considerevoli ma che proprio per questo era finito nel mirino del legislatore nel corso della precedente sessione di bilancio.

Le implicazioni per la pianificazione fiscale delle imprese

La cancellazione delle restrizioni sulla participation exemption restituisce agli operatori uno strumento di pianificazione che consente l’esenzione al 95% delle plusvalenze realizzate tramite la cessione di quote societarie. Con il ritorno al vecchio sistema, vengono meno le incertezze applicative che avevano caratterizzato gli ultimi mesi; i contribuenti possono ora fare affidamento su un quadro normativo che, almeno per il momento, coincide con quello già consolidato in oltre un decennio di applicazione. Resta sullo sfondo, però, la sensazione di una disciplina fiscale che, a distanza di poche settimane, ha dimostrato una volatilità tale da rendere complessa qualsiasi programmazione a medio termine.

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