Meloni e Sanchez provano a blindare la coesione nel nuovo bilancio Ue

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nella sede della delegazione italiana all'Europa Building, al termine della riunione informale del gruppo dei Paesi "Amici della Coesione", si è consumato un faccia a faccia che, per quanto a lungo atteso, ha assunto i contorni di un vero e proprio tentativo di costruire un fronte comune su un tema, quello del prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, che promette di dividere l'Unione come non accadeva dalla nascita del NextGenerationEu.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez, hanno concordato sull'opportunità di una linea condivisa tra i due Paesi, un'asse che, nelle intenzioni, dovrebbe fungere da traino per l'intero gruppo di Stati membri che difendono le politiche tradizionali di coesione, dalla Politica agricola comune alla Politica comune della pesca, ritenute investimenti essenziali per il futuro dell'Europa.

La riunione dei diciassette e la sfida dei frugali

A margine del Consiglio europeo, che si tiene a Bruxelles in queste ore, la leader di Fratelli d'Italia ha promosso, insieme al presidente della Romania, Nicușor Dan, un vertice informale che ha visto riuniti i capi di Stato e di governo di diciassette Paesi, con l'obiettivo dichiarato di rafforzare il coordinamento politico in una fase che i partecipanti stessi hanno definito cruciale per definire l'architettura del futuro bilancio europeo.

La mossa, che segue la dichiarazione presentata al Consiglio "Affari Generali" dello scorso 26 maggio, mira a consolidare una posizione unitaria di fronte alla proposta negoziale della presidenza di turno cipriota, che prevede una riduzione di circa il due per cento rispetto alla bozza iniziale della Commissione, una limatura che i leader del fronte della coesione giudicano già insufficiente.

Dall'altra parte del tavolo, la posizione dei cosiddetti Paesi frugali, guidati da una Germania che con il cancelliere Friedrich Merz ha chiuso la porta a qualsiasi forma di nuovo debito comune, appare intransigente: il bilancio deve essere più piccolo, gli eurobond per rifinanziare il Recovery o per la difesa sono fuori discussione, e i contributori netti non intendono farsi carico di ulteriori oneri, come ha ribadito con toni secchi il premier olandese Rob Jetten, ricevendo l'eco del cancelliere austriaco Christian Stocker.

L'asse Roma-Madrid e le nuove priorità strategiche

Proprio in questo contesto di scontro frontale si inserisce l'incontro bilaterale tra Meloni e Sánchez, un bilaterale che era già stato programmato a Roma a fine maggio in occasione della visita del leader socialista dal Papa, ma che per problemi di agenda non era poi andato in porto.

I due leader, scavalcando le tradizionali divisioni politiche che li vedrebbero su fronti opposti, hanno trovato un punto di convergenza sostanziale sulla necessità di introdurre finanziamenti per le nuove priorità strategiche dell'Unione – competitività, innovazione, sicurezza, autonomia strategica ed energia – senza però sacrificare la politica di coesione, che è stata definita essenziale per il corretto funzionamento del Mercato unico e per la riduzione dei divari territoriali.

La posizione italiana, in particolare, si muove su un crinale sottile: pur essendo un contributore netto al bilancio comunitario, Roma si schiera a difesa dei fondi tradizionali, cercando di evitare che le nuove sfide, come quella posta dalla concorrenza cinese, possano essere finanziate tagliando risorse destinate allo sviluppo delle aree più fragili dell'Unione.

Il confronto sulla bozza di negoziato

Il clima che si respira al primo vero confronto tra i Ventisette sulla bozza di negoziato per il settennato 2028-2034 è di quelli in cui gli stracci volano già alti, con una distanza tra le due sponde che appare ancora abissale e che rischia di compromettere l'obiettivo, politicamente ambizioso, di raggiungere un'intesa entro la fine dell'anno.

Se i frugali puntano tutto sulla riduzione della spesa e sul rifiuto di nuovi strumenti di debito condiviso, dal fronte della coesione arriva un messaggio chiaro: le politiche previste dai Trattati non possono essere considerate un costo, ma un investimento per la resilienza e la competitività dell'intero sistema Europa, come sottolineato nella nota diffusa da Palazzo Chigi al termine della riunione plenaria.

L'intesa tra Meloni e Sánchez, al di là delle dichiarazioni di circostanza, rappresenta un tentativo concreto di dare corpo a questa visione alternativa, nella consapevolezza che, senza un asse solido tra i Paesi del Sud e dell'Est, il rischio di vedere ridimensionati i fondi per la coesione e l'agricoltura è più concreto che mai, in un negoziato che si preannuncia come uno degli snodi più complessi della legislatura europea.

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