G20, l’incontro tra Siluanov e Bessent apre uno spiraglio nei rapporti Usa-Russia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   I ministeri delle Finanze di Russia e Stati Uniti, nelle persone dei rispettivi titolari Anton Siluanov e Scott Bessent, ritengono che esistano le condizioni oggettive per un rilancio delle relazioni bilaterali. A riferirlo è stato lo stesso Siluanov nel corso di un'intervista rilasciata a Vesti, al termine di un faccia a faccia avvenuto a margine dei lavori del G20 tenutosi in North Carolina.

Un incontro, quello tra i due rappresentanti di governo, che ha assunto un peso specifico notevole, considerando il clima di tensione che da anni caratterizza i rapporti tra Mosca e Washington, e che ha visto contrapposte le due superpotenze su numerosi fronti caldi, dalla questione ucraina alle sanzioni economiche fino al dossier mediorientale.

Un faccia a faccia a margine dei lavori

La riunione del G20 dei ministri delle Finanze, ospitata dagli Stati Uniti, ha rappresentato il palcoscenico ideale per un primo, cauto riavvicinamento tra le due economie. Siluanov ha descritto il colloquio con Bessent come un primo passo, un'occasione per sondare il terreno e gettare le fondamenta per un dialogo che si era interrotto quasi del tutto dopo l'inizio delle ostilità in Ucraina.

L'ottimismo, seppur misurato, traspare dalle parole del ministro russo, il quale ha sottolineato come entrambe le parti abbiano riconosciuto la reciprocità degli interessi in campo, specialmente in ambito finanziario e commerciale, nonostante le profonde divisioni politiche che continuano a separarle. Questo scambio di vedute, per quanto preliminare, suggerisce che dietro le quinte del vertice si muovano correnti diplomatiche che tentano di scongiurare una rottura definitiva, cercando di separare gli interessi economici da quelli strettamente strategici e militari.

La protesta europea e l'esclusione dalla foto ufficiale

La presenza del ministro Siluanov al tavolo dei lavori non è però stata digerita con altrettanta apertura dagli alleati europei, che hanno manifestato il loro dissenso in maniera plateale e senza mezzi termini. Il diverbio, acceso e durato diverse ore, ha riguardato la legittimità della partecipazione russa a un consesso internazionale di così alto profilo, in un momento in cui l'Unione Europea mantiene salda la linea delle sanzioni e dell'isolamento diplomatico nei confronti del Cremlino.

La tensione è salita al punto tale che la delegazione europea ha preteso, e ottenuto, l'esclusione del rappresentante di Mosca dalla tradizionale foto di famiglia che sigilla la fine dei lavori. Un gesto dal forte valore simbolico, che ha messo in luce le crepe all'interno del fronte occidentale e la difficoltà di mantenere una posizione unitaria quando si tratta di rapporti commerciali con la Russia.

Da un lato, la spinta degli Stati Uniti a ricucire almeno parzialmente gli strappi per motivi di opportunità geopolitica; dall'altro, la fermezza di molti paesi europei, che vedono in qualsiasi riavvicinamento a Putin una pericolosa resa strategica.

L'obiettivo nascosto dell'amministrazione Trump

Secondo quanto trapela dagli ambienti diplomatici e da alcune analisi diffuse in concomitanza con il vertice, la spinta al dialogo con Mosca nasconderebbe un obiettivo di lungo periodo che l'amministrazione di Donald Trump, ormai insediata da oltre un anno, cerca di perseguire con ostinazione. Si tratterebbe, a ben vedere, di una sorta di sogno irrealizzabile del presidente americano, che punta a normalizzare i rapporti con la Russia per poter tornare a fare affari su larga scala, aggirando le rigidità del sistema sanzionatorio attuale.

Le stesse fonti sottolineano però come i dati economici e le condizioni politiche rendano questo scenario quanto meno improbabile, se non impossibile, a breve termine. Il tentativo di attuare una strategia del doppio binario, che prevede da un lato la condanna dell'invasione e dall'altro l'apertura a collaborazioni economiche, rischia di rivelarsi controproducente, alimentando le frizioni con gli storici alleati europei e indebolendo la credibilità della Casa Bianca sul palcoscenico internazionale.

Per ora, l'invito a proseguire il dialogo è stato formalmente esteso da Bessent a Siluanov, ma il cammino verso un riavvicinamento sostanziale appare ancora lungo e irto di ostacoli, in attesa di capire se il vertice di metà dicembre a Miami, a cui potrebbe partecipare direttamente Vladimir Putin, segnerà una svolta o una nuova, pesante battuta d'arresto.

Il nodo Iran e le pressioni di Washington

Se il dossier russo ha monopolizzato l'attenzione dei media, non sono mancati altri temi caldi all'ordine del giorno del G20, a partire dalla spinosa questione iraniana. Gli Stati Uniti hanno rinnovato la loro pressione sui partecipanti affinché chiudano ogni relazione economica e commerciale con Teheran, minacciando il consueto pacchetto di ritorsioni che include sanzioni secondarie, dazi doganali e rappresaglie politiche.

Una linea dura che ha incontrato le resistenze di diverse economie emergenti, le quali vedono nell'Iran un partner commerciale di rilievo e non intendono sacrificare i propri interessi nazionali sull'altare delle direttive di Washington. L'amministrazione americana, dal canto suo, non sembra intenzionata a fare marcia indietro, utilizzando il G20 come una piattaforma per ribadire la propria egemonia finanziaria e costringere i partner ad allinearsi alle proprie scelte unilaterali, in un contesto globale sempre più frammentato e incline a logiche di blocco contrapposte.

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