Tragedia alle Maldive, autopsie silenti sul caso Montefalcone e Sommacal: si attendono gli esami tossicologici
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Redazione Interno
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L’esame diretto dei corpi non ha fornito risposte. Le autopsie condotte sui resti di Monica Montefalcone, 51 anni, professoressa associata di Ecologia all’Università di Genova, e della figlia Giorgia Sommacal, 23 anni, non hanno restituito alcun elemento dirimente sulle cause del decesso.
La tragedia, consumatasi il 14 maggio scorso all’interno della grotta sommersa di Dhevana Kandu, nell’atollo di Vaavu alle Maldive, rimane avvolta nel silenzio degli accertamenti medico-legali, laddove il semplice esame visivo – condotto dai periti nominati nell’ambito dell’inchiesta per omicidio colposo contro ignoti – non ha evidenziato lesioni o anomalie tali da chiarire l’accaduto.
L’attesa per i referti e la richiesta di rogatoria internazionale
L’indagine, che vede al momento un procedimento aperto a piazzale Clodio per il reato di omicidio colposo, si sposta quindi sul piano tecnico e chimico. I consulenti incaricati, vista la difficoltà di rilevare cause specifiche a causa presumibilmente dello stato delle salme fortemente compromesse dalla prolungata permanenza in acqua, hanno effettuato numerosi prelievi istologici.
Sarà l’esito degli esami tossicologici, il cui referto completo è atteso nel giro di diverse settimane o addirittura novanta giorni, a poter eventualmente chiarire se a uccidere i cinque sub sia stata un’asfissia – ipotesi al momento più accreditata – o un altro fattore occorso in quelle profondità. In parallelo, la Procura di Roma ha attivato i canali internazionali: è stata inviata alle autorità maldiviane un’anticipazione di rogatoria, con la quale si chiede non solo l’accesso agli atti locali, ma anche l’acquisizione delle attrezzature utilizzate dai sub nell’immersione fatale.
Tra queste, una particolare attenzione è rivolta alla telecamera Go Pro in possesso del gruppo, il cui contenuto potrebbe rivelarsi cruciale per ricostruire la dinamica precisa degli ultimi istanti all’interno della grotta.
Il dolore del marito e la difesa del lavoro scientifico della moglie
Mentre la macchina giudiziaria tenta di fare chiarezza, emerge la voce di chi ha perso tutto. Carlo Sommacal, marito della professoressa e padre della giovane Giorgia, ha trovato la forza di parlare attraverso l’agenzia Adnkronos, respingendo con veemenza qualsiasi narrazione superficialmente vacanziera. La sua difesa della moglie è netta: Monica non si trovava nell’Oceano Indiano per turismo subacqueo, bensì per lavoro, dedita alla ricerca e alla tutela dell’ambiente.
Con una punta di amaro sarcasmo, Sommacal ha ribaltato le critiche relative a una presunta mancanza di autorizzazioni – l’università avrebbe precisato che l’immersione non rientrava nei programmi ufficiali – chiedendosi retoricamente se, in caso contrario, loro fossero lì «a prendere il sole». L’uomo ha ricordato l’integrità morale della consorte, che rifiutava i gettoni di presenza per le sue battaglie ambientaliste, descrivendo infine madre e figlia come «due sirene».
La sua testimonianza restituisce il profilo di una ricercatrice appassionata, lontana dallo stereotipo della turista avventata che alcuni commenti hanno cercato di dipingere.
Il nulla osta per i funerali e il rientro a Genova
Concluse le procedure autoptiche presso l’ospedale di Gallarate, che hanno riguardato anche gli altri tre corpi delle vittime italiane (i sub Gianluca Benedetti, Federico Gualtieri e la ricercatrice Muriel Oddenino), la magistratura ha infine rilasciato il nulla osta per la celebrazione dei funerali. Lo ha confermato il legale della famiglia, Giuseppe Pugliese, al termine delle operazioni.
Sebbene la data non sia stata ancora fissata in via definitiva, le esequie per Monica Montefalcone e Giorgia Sommacal verranno probabilmente celebrate a Genova – dove la professoressa era molto conosciuta, anche nel contesto parrocchiale di Pegli – tra la fine della settimana in corso o l’inizio della successiva. Il rientro delle salme nella città ligure segnerà il primo passo verso l’ultimo saluto, in attesa che la scienza e le indagini riescano a strappare alla grotta di Alimathaà il segreto su quella che è stata una delle più gravi sciagure della subacquea italiana degli ultimi anni.




