L'incubo di Tokyo per Larissa Iapichino, fuori per 4 centimetri
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La delusione, quella vera, ha il sapore amaro della sabbia che non ha voluto spingersi abbastanza in là. Per Larissa Iapichino, considerata una delle favorite per il podio nel salto in lungo, i Mondiali di Tokyo si sono trasformati in un’amara parentesi da dimenticare, chiusa anzitempo nelle qualificazioni con un miglior misura di 6.56 metri, un risultato che lei stessa ha definito, a caldo, “un incubo”. La atleta fiorentina, figlia d’arte di Fiona May e Gianni Iapichino, è apparsa visibilmente stordita dall’accaduto, tanto da usare parole forti e contrastanti – come “sogno” – per descrivere uno stato d’animo confuso e per certi versi irrazionale, tipico di quando le aspettative vengono spazzate via da una performance inattesa.
La mancata qualificazione, maturata per un esiguo margine di soli 4 centimetri, è stata aggravata da una serie di salti privi della consueta esplosività, tutti al di sotto delle sue potenzialità e caratterizzati da una battuta lontana dall’asse ideale, con una perdita di quasi venti centimetri già nell’ultimo appoggio. Questo dettaglio tecnico, che gli addetti ai lavori sanno essere cruciale, ha di fatto vanificato ogni possibilità di accesso alla finale, lasciando l’azzurra in una posizione di amara contemplazione del proprio fallimento.
La reazione immediata, oltre che sua, è stata anche quella del padre e allenatore Gianni, il quale ha confermato lo stato di choc della figlia, sottolineando come in simili frangenti sia preferibile attendere che le emozioni si placino per analizzare la prestazione con la necessaria lucidità. Le dichiarazioni pubbliche della famiglia Iapichino hanno dunque tracciato il confine netto tra l’emozione bruciante del momento e la successiva, inevitabile, fase di analisi tecnica di una gara che, come ha ammesso la stessa atleta, “si commenta da sola”.




