Prandini a New York: export agroalimentare verso gli Usa punta a 9 miliardi, ma i dazi di Trump frenano l’Italia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’obiettivo di raggiungere i 9 miliardi di euro nelle esportazioni agroalimentari italiane verso gli Stati Uniti entro il 2025 è ancora possibile, ma le incertezze legate alla politica commerciale dell’amministrazione Trump rischiano di comprometterlo. Lo ha ribadito Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, intervenendo al Summer Fancy Food di New York, dove ha sottolineato come il calo del potere d’acquisto dei consumatori americani e l’ipotesi di nuovi dazi rappresentino ostacoli non trascurabili.

Se da un lato il mercato statunitense resta il principale sbocco extra-Ue per il Made in Italy alimentare, dall’altro le tensioni commerciali stanno già producendo effetti tangibili. L’olio d’oliva, tra i prodotti simbolo del comparto, registra un brusco rallentamento nelle vendite, mentre Farmindustria – l’associazione di Confindustria che rappresenta le aziende farmaceutiche – valuta in 2,5 miliardi di euro l’impatto potenziale di eventuali dazi del 10% sul settore. Marcello Cattani, presidente dell’organizzazione, ha definito tale scenario «una sconfitta», auspicando invece un’esenzione totale per farmaci e vaccini.

Ma il conto per l’Italia potrebbe essere ancora più salato. Secondo alcune stime, l’effetto complessivo delle nuove barriere doganali volute da Trump supererebbe i 5 miliardi, con ripercussioni differenziate a seconda dei settori. Se per alcune imprese si tratterebbe di un disagio «gestibile», per altre – soprattutto quelle legate a produzioni ad alto valore aggiunto – il rischio è quello di venire estromesse dal mercato, con conseguenze a catena sull’intero sistema economico.

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