Il guadagno di Mosca nel nuovo tabellone mediorientale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’intricata partita che si sta giocando in Medio Oriente, con gli Stati Uniti e Israele impegnati in un’offensiva militare contro l’Iran, vede un osservatore apparentemente defilato ma potenzialmente tra i maggiori beneficiari: la Russia di Vladimir Putin. Se da un lato il presidente americano Donald Trump minimizza con battute e sorrisi le rivelazioni stampa, dall’altro emergono dettagli su un sostegno concreto, seppur indiretto, offerto dal Cremlino a Teheran. Secondo quanto ricostruito da fonti dell’intelligence statunitense e riportato da testate internazionali, Mosca starebbe condividendo con gli iraniani informazioni sensibili, tra cui le coordinate di navi da guerra, aerei e altre infrastrutture militari americane dispiegate nella regione. Un’assistenza che, se confermata, rappresenterebbe il primo segno tangibile del coinvolgimento di un’altra potenza nucleare in un conflitto già di per sé esplosivo, e che per di più avviene mentre l’amministrazione Trump cerca una mediazione per porre fine alla guerra in Ucraina.

La reazione della Casa Bianca a queste indiscrezioni è stata volutamente ambivalente. Lo stesso Trump, interpellato dai giornalisti a bordo dell’Air Force One, ha liquidato la questione con una frase secca: “Non ci sono indicazioni che stia accadendo”. E, quasi a voler togliere ogni peso alla vicenda, ha aggiunto che, qualora anche i russi stessero fornendo aiuti, “non starebbero facendo un buon lavoro, visto che l’Iran non se la passa bene”. Una posizione, questa, che sembra voler smorzare i toni ed evitare una rottura diplomatica con Mosca, in linea con la sua storica ritrosia a un confronto diretto con Putin. Il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, pur mostrandosi più cauto e usando toni leggermente più accesi, ha sostanzialmente confermato la linea del presidente, affermando che gli Stati Uniti sono in grado di gestire qualsiasi evenienza e che a doversi preoccupare sono semmai gli iraniani. Dall’altra parte, però, il suo inviato speciale per la Russia, Steve Witkoff, avrebbe già trasmesso a Mosca un messaggio chiaro, sottolineando che non dovrebbe fornire a Teheran indicazioni su obiettivi o altro tipo di assistenza.

Il nodo energetico e la mossa polacca

Lo scenario, però, non si esaurisce sul piano meramente militare o di intelligence. C’è un altro fronte, quello energetico, su cui Mosca potrebbe incassare una vittoria importante, e che ha spinto il primo ministro polacco Donald Tusk a lanciare un allarme pubblico. In un post sul social network X, Tusk ha messo in guardia sulle possibili conseguenze della decisione, ventilata dal Tesoro americano, di revocare le sanzioni sul petrolio russo. Con i prezzi del greggio in impennata a causa del caos in Medio Oriente e le interruzioni nel trasporto via mare, Washington starebbe valutando questa mossa per sopperire a eventuali carenze di approvvigionamento. “Chi è il vero vincitore?”, si è chiesto il leader polacco, esprimendo il timore di molti alleati europei che un simile passo finisca per premiare economicamente il Cremlino, proprio mentre il conflitto in Ucraina sembra aver raggiunto una fase di stanca. La concessione di una deroga di trenta giorni all’India per l’acquisto di greggio russo, del resto, è già stata interpretata come un segnale inequivocabile di un possibile ammorbidimento delle sanzioni.

Putin, nel frattempo, gioca su più tavoli con il suo consueto pragmatismo. Da un lato, i suoi portavoce definiscono l’offensiva americana in Iran un “atto di aggressione armata ingiustificato” e chiedono la fine immediata delle ostilità. Dall’altro, in una conversazione telefonica con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, il leader del Cremlino ha offerto le sue condoglianze per la morte dell’ayatollah Ali Khamenei e dei vertici militari, ribadendo la necessità di un ritorno alla diplomazia. Una presa di posizione pubblica che mira a rassicurare Teheran sulla solidità della loro partnership strategica, senza però impegnarsi in un sostegno diretto che potrebbe far precipitare i rapporti con Washington. Per Mosca, infatti, la situazione attuale presenta vantaggi notevoli: l’attenzione mediatica e militare americana è dirottata su un altro fronte, i prezzi dell’energia lievitano, e la possibilità che le sanzioni vengano allentate rappresenta una boccata d’ossigeno per un’economia provata dalla guerra. In questo senso, l’instabilità regionale, se gestita con cautela, si trasforma in un’opportunità geopolitica di prim’ordine, in un’ottica di logoramento dell’influenza statunitense a livello globale.

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